USA in crescita, Italia nell’abisso

Che il mercato dell’automobile vada assai diversamente di qua e di là dell’Oceano lo sappiamo. Ma il dato impressionanate è quanto grande sia questa differenza. Se prendiamo a riferimento il nostro Paese, nel quale a luglio si è verificata una contrazione del 21,4%, c’è da rimanere stupiti di fronte all’incremento del 9,7% nel pari periodo sul mercato USA. Forse che là la crisi sia finita? No, per nulla. Sono appena tornato da una vacanza in Florida e vi assicuro che la vita non è del tutto rosea per gli americani. Ma il fatto è che l’auto rimane al centro del tessuto produttivo e sociale degli Stati Uniti, ricoprendo un ruolo fondamentale che è invece sempre più in declino nel Vecchio Continente e in particolare in Italia.
Si continua a parlare di mobilità, ma nel concreto non si fa altro che limitarla, costringendo la popolazione ai salti mortali pur di mantenere un briciolo di qualità della vita, indissolubilmente legata alla libertà di muoversi, quantomeno nel proprio ambiente. Tasse, balzelli, regolamentazioni assurde: l’automobile non è il nemico ma una preziosa compagna. Non da criminalizzare in nome dell’inquinamento, ma da aiutare a rimanere al centro della società (e non ultimo per i posti di lavoro del settore e il gettito fiscale) poiché a oggi non esiste alcun mezzo di trasporto così versatile e fluido a partità di costo (quello vero, depurato dai vampirismi).
Speranze per il futuro? Poche in verità. So bene come vengano viste le cose in Italia e quanto spazio si dia alle derive autoritarie tipo Area C di Milano, un abuso, questo, in nome del nulla. Al di là della tassa inflitta in modo del tutto antidemocratico e socialmente scorretto, infatti, non c’è alcun miglioramento della qualità dell’aria, né nella densità del traffico, ma solo un aumento dei costi indiretti. Ma agli italiani piacciono le statistiche “alla mano”, cioè non documentate. Che tristezza essere in declino.

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