BMW 435i: la Classe non è acqua

Che le BMW siano belle macchine è un fatto assodato. Così ogni volta che ne esce una nuova sei sempre più critico nel valutarle e finisci per notare ogni piccolo particolare, che lasciatemelo dire, difficilmente delude. Nella Serie 4, per esempio, nuova denominazione per le coupé medie, che acquisiscono quindi la cifra pari come nel caso della sorella maggiore Serie 6 e di fatto non fanno più parte dell'”area” 3, il fatto che l’auto sia più larga e aggressiva, più bassa di 16 mm e con un passo maggiorato di altri 50 mm ha reso l’insieme ancora più riuscito senza pregiudicare quell’eleganza un po’ snob che la contraddistingue dalle ultime due serie. Ai parafanghi posteriori allargati che fanno tanto assetto gara fanno riscontro due prese d’aria appena dietro i passaruota anteriori, che creano un fascio d’aria capace di ridurre le turbolenze prodotte dalle ruote e di far scendere il Cx a 0.28. Tre allestimenti: Luxury Line, con finiture cromate lucide, Sport Line, profili rossi nell’abitacolo e Modern Line, con cromature opache. Identica la struttura della plancia, decisamente classica à la BMW e forse ormai un po’ datata, specie nei comandi del sistema audio, ma molto funzionale, anche se continuo a ritenere l’iDrive controller, la manopola di comando nella consolle centrale, intrinsecamente complesso. La novità è che ora ci puoi addirittura scrivere, sull’iDrive: la superficie è infatti sensibile e “sente” il tuo dito. Basta, non ce la faccio più a guardarla e basta. La gamma iniziale prevede la 4 cilindri turbodiesel da 184 CV, una due litri turbo a benzina da 245, sempre a 4 cilindri e la 435i, con lo splendido sei in linea da 306 CV. Salto su quest’ultima (avevate dubbi?) e assaporo il delicato ronzio al minimo, davvero musicale. Con l’automatico a 8 marce tarato su Ecopro mi muovo dolce nel traffico vicentino uscendo verso le montagne. Dieci minuti dopo la taratura di cambio, sterzo, centralina motore e sospensioni passa progressivante su Comfort, Sport e infine Sport Plus, con il controllo di trazione parzialmente disattivato. Il cambio è perfetto e non ti fa rimpiangere il sei marce manuale; non saresti così veloce. Lo sterzo è preciso, anche perché su questa 435i c’è l’assetto M Sport package, che abbassa la scocca di altri 10 mm e irrgidisce le sospensioni. Preciso ma non proprio sportivo; da gentlemen driver, insomma. Se c’è una cosa in cui alla BMW sono insuperabili è la messa a punto dei vari componenti e qui ritroviamno la maestria dei tecnici di Monaco. La 4 va come un missile, ma senza sforzo, con eleganza. Non devi sudare per andare così forte , nemmeno se elimini del tutto il controllo di stabilità con la consueta pressione lunga sul tasto. La mancanza di un differenziale autobloccante, però, si sente e le “riprese” di trazione sono brusche. Se poi ti fai uno sparo da fermo affondando il pedale (nella guida normale non ce n’è praticamente mai bisogno) il sei cilindri sfodera una tonalità rauca da urlo e in attimo, se tieni giù, arriveresti a 200 orari. Bellissimo.
Anche i freni sono adeguati, con pinze a sei pistoncini (fanno parte dell’ M Sport package) e un pedale dosabile, ma che presenta ancora qualche pastosità. Sono piccoli difetti, roba da poco che noti giusto perché stai viaggando su un prodotto davvero al top. E’ fatale, tutte le cose belle finiscono. Così torno alla base e riconsegno l’uato, salendo sulla Diesel. E’ un colpo durissimo, non fatelo mai. Non perché la 420d sia una brutta auto, anzi. Ma perchè non si deve mai passare al barbera dopo lo champagne.

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