Niente benza, siamo norvegesi

Se penso alla Norvegia mi viene in mente un posto un po’ fuori dal mondo (oltre che dalla UE); uno stato dove un pluriassassino può fondare un partito che prende voti a manetta alle elezioni e dove un fuori di testa sale su un autobus con un coltello (two days ago) e fa fuori persone che nemmeno conosce. Logico quindi che anche dal punto di vista dei trasporti ci siano quanto meno delle oddities. Qualche anno addietro circolava addirittura la notizia che dal 2015 sarebbe stata messa al bando la vendita dei combustibili tradizionali e interdetta la circolazione delle auto a loro correlate, rivelatasi fortunatamente del tutto falsa. Ma forse molti norvegesi l’hanno presa per vera, perché capita che in quel Paese la vendita di auto elettriche vada come nei più rosei sogni di Elon Musk: a settembre sono state immatricolate ben 616 Tesla Model S, mentre in ottobre sono state 716 le Nissan Leaf messe in circolazione. Ora, in un Paese con poco più di 5 milioni di abitanti, uno share del 7,2% è senz’altro molto significativo, ma bisogna considerare che lo Stato ci mette lo zampino, sotto forma di congrui incentivi fiscali, di esenzioni da pedaggi e costi di parcheggio. In ogni caso, considerato che la Norvegia è un discreto produttore di petrolio ma anche il più grande produttore di energia idroelettrica in Europa, la scelta di impiegare a fondo la idrocorrente vendendo nel contempo agli altri il petrolio è degna di un premio Nobel. Nel senso della filosofia di Alfred Nobel, quello che ha inventato la dinamite e poi ha indetto il premio.


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