Niente guida, siamo inglesi

Gli inglesi credono nella guida autonoma. Lo prova l’autorizzazione da parte del governo alla sperimentazione finale sulle strade del regno a partire dalla prossima estate. Una decisione comunicata direttamente dal minstro dei trasporti Claire Perry, che capovolge lo status pre-esistente, caratterizzato da un severo divieto a ogni collaudo su strade pubbliche. Non che la cosa sia una novità, peraltro. I britannici sono famosi per le loro prese di posizione stentoree: agli albori dell’era dell’automobile, nel 1865, venne infatti promulgato il Locomotive Act, che prevedeva una velocità massima di 4 mph (6,4 km/h) sulle strade extraurbane e di 2 mph (3,2 km/h) in città, in più qui occorreva pure essere preceduti da un uomo con tanto di bandiera rossa ad avvertire dell’imminente pericolo. Una situazione altamente penalizzante, che durò in pratica fino al 1903, dopodiché iniziò la felice era delle belle auto inglesi. Bene, tornando alle driveless cars, anche in questo caso si trova traccia delle radici british del provvedimento. La razio infatti si basa sulla ferma convinzione che le self driving cars autoctone si diffonderanno ampiamente nel prossimo decennio, sovvenzionate da programmi di sviluppo collocati a Greenwich, Bristol, Milton Keynes e Coventry che dovrebbero dar vita a un business di addirittura 900 milioni di sterline, oltre 1 miliardo e 200milioni di euro. Ma ciò soltanto perché le auto sono ritenute estremamente pericolose e gli automobilisti locali assai facili alla guida in stato di ebbrezza; quindi meglio togliere di mezzo questi ultimi. D’altronde la Gran Bretagna è il Paese d’Europa più zeppo di autovelox, speed camera le chiamano, e quello con le multe più severe e la minor tolleranza. Sarà promulgato comunque un codice di condotta: vorranno mica uno con la bandierina anche stavolta?

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