Nord e Sud, due mondi per l’auto elettrica

Che la UE dei nostri giorni corra a due velocità è ormai un fatto, le differenze tra il Sud e il Nord del Continente divengono infatti sempre più marcate. Anche nel campo dell’automobile. Lo mostra una recente ricerca di Stripe Partners, istituto indipendente che si occupa di innovazione e strategie globali. Secondo lo studio, un numero crescente di famiglie britanniche e norvegesi individua nelle auto elettriche una alternativa credibile alla propria vettura principale e sono perciò diposte all’acquisto ritenenendolo ragionevole, vantaggioso e responsabile (nei confronti dell’ambiente). Una differenza assai marcata, per esempio, con lo scarso appeal di queste auto nel nostro Paese, dovuto a dire il vero anche alla totale assenza di una infrastruttura di supporto degna di questo nome. L’analisi dei risultati porta però anche ad altre considerazioni. La media chilometrica annuale dei veicoli nella UE è pari a 11.539 km, appena inferiore alla media italiana che si colloca invece attorno ai 12.500 km. Le famiglie del Nord Europa fanno però in media 75 km alla settimana, meno della media giornaliera di un abitante di Milano “attivo” che non si voglia sottoporre alla letargia dei mezzi pubblici (metro esclusa) e forse possono contare su mezzi collettivi efficaci e su una rete informativa e operativa assai più efficiente, che eviti spostamenti e attese inutili. Ne consegue che se l’auto la usi poco o pochissimo è anche ragionevole sia elettrica, sempre che la rete, quella elettrica intendo, regga la ricarica dell’intero quartiere passato alla nuova forma di mobilità, eventualità del tutto fantascientifica in Italia. Insomma, l’auto elettrica bisogna potersela permettere, perché prima di essere una scelta ambientale deve corrispondere a criteri ampiamente condivisi di economicità reale e facilità d’uso. Perché anche lo stress ha un costo.

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