La spirale della robotica

Non ho mai fatto mistero della mia istintiva avversione per le autonomous driving cars, le auto che si muovono da sole, quei progetti cui moltissime Case stanno fornendo grandi budget per favorirne lo sviluppo. Al di là della pura passione per il mezzo, ahimé devo dire sempre più anacronistica oggigiorno, sono convinto si tratti di un mero boomerang per l’industria di settore, che troverebbe in quel concetto il suo de profundis. Ma fortunatamente non sono il solo a pensarlo. Un analista di Barclays, Brian Johnson (niente a che vedere con quello degli AC DC, sia chiaro, che guida felice la sua Bentley Compressor anni ’20) ha prodotto infatti per conto della banca un rapporto chiamato “Disruptive Mobility” che prefigura un crollo delle vendite qualora le vetture autonome fossero poste in vendita. Ci sarebbe infatti una netta diminuzione del numero di vetture per nucleo famigliare (una sola basterebbe), mentre il conseguente aumento del prezzo di vendita restringerebbe ulteriormente il mercato. Lo studio ha preso in esame il territorio Usa e per il 2025 è prevista una riduzione del 40% delle immatricolazioni, con un numero di auto circolanti che scenderebbe del 60%, a meno di 100 milioni complessivi. In più, durante il percorso che porterebbe gradualmente la guida automatica a divenire il sistema elettivamente più diffuso, prima o poi la guida tradizionale verrebbe messa fuori legge e quindi tutto ciò che oggi costituisce il mondo dell’automobile finirebbe nella maniera più traumatica. Ma c’è anche chi in questo progetto intravede grandi possibilità di business: è il caso di Uber, che eliminando il guidatore umano vedrebbe scendere notevolmente i costi delle corse. Non a caso i vertici della società hanno incaricato un team di robotica della Carnegie Mellon University per sviluppare un loro progetto di auto autonoma. Chi vince e chi perde, dunque, ma continuo a pensare che Armageddon si avvicini.

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