Giulia, ma che piacere!

Negli ultimi anni l’Alfa è stata davvero un pianto. Affliggere il Biscione con una Punto ricarrozzata (e pure male) non mi è mai andata giù, anche se la rovina del marchio è iniziata con le devastanti trazioni anteriori fornite di motori Fiat sulla cui fusione venivano aggiunti i contralberi. Il risultato erano 4 cilindri che pesavano come un V8, ma con le prestazioni di un milletre. Sul capitolo motori i progressi sono già arrivati, mancava però un nuovo modello, con la grinta, il carattere e le soluzione tecniche che i numerosissimi appassionati del brand nel mondo aspettavano. Ed eccola la Giulia, remake del mito anni ’70, uno dei nomi più famosi della vera tradizione Alfa. A trazione posteriore o integrale e con un’ampia scelta di motori che arrivano, nella versione Quadrifoglio, ai 510 CV del V6 biturbo installato sotto il cofano. Era quello che ci si aspettava? La cautela, dopo tanta attesa, è d’obbligo: prima vedere il cammello. Ma a guardarlo, ‘sto cammello, già si nota un look decisamente avanti rispetto al passato, anche se alcune soluzioni sono palesemente copiate, tipo gli scarichi come quelli della Lexus IS F. Il risultato comunque è d’effetto e soprattutto apre la strada verso una salita di livello del marchio, che se produrrà roba di questo tipo potrà tornare a competere alla pari con le tedesche come un tempo; anzi se vogliamo dirla tutta, a suonarle come un tempo. Tecnologia lungamente attesa, dicevo, diamole uno sguardo. Si parte dalle sospensioni anteriori a doppio braccio oscillante con le posteriori Multilink per passare all’albero in carbonio, al Torque Vectoring sulle ruote motrici posteriori, a un innovativo sistema di frenata che collabora con il controllo di stabilità per dare la massima potenza frenante (in opzione anche i dischi in carboceramica) e a uno spoiler anteriore attivo che gestisce la deportanza, tipo Pagani, per intederci (fatte ovviamente le debite proporzioni). Insomma per l’Alfa è suonata la sveglia, lo speriamo in molti.

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