La nuova A4

Seguendo il consueto criterio dell’evoluzione nel novero della specie (e dello styling, aggiungo), ecco la nuova Audi A4, modello di punta del marchio ergo quello che fa guadagnare. Lo stile, dicevo. Fa capo al precedente capo settore Egger e, fatta salva la sempre valida storia del gusto personale, è davvero un pianto. E’ tutta nuova (non si direbbe a vederla) e non si può definire brutta, certo; ma mi sembra priva di qualsiasi fattore emozionale: sicuramente efficiente, poco impegnativa alla guida, ma drammaticamente amorfa. Sembra che i tedeschi stiano tornando (fatte le debite proporzioni) alle vetture dei loro anni ’50-’60, quei cassoni che di attraente avevano ben poco. Fare delle world car implica mettere tutti d’accordo, lo so, ma un guizzo ci vorrebbe. Bene, detto quel che penso della linea, passiamo ai punti di forza, che sono tanti. Fari a LED, un botto di elettronica per l’infotainment e il sostegno alla guida, aerodinamica molto curata (Cx di 0,23) per un corpo vettura che sfiora i 5 metri e che è di poco più lungo e largo della versione precedente. Peso ridotto di ben 120 kg grazie all’uso di alluminio, bagagliaio da 505 litri incrementabile fino a 1.505; un’auto versatile, quindi. I motori sono tutti turbo, a 4 cilindri e 6 cilindri: si parte dal millequattro da 150 CV (che sostituisce l’1.8), per passare al 2 litri da 190 oppure 250 CV; il Diesel 4 cilindri eroga invece 150 e 190 CV, mentre il V6 3 litri va da 220 a 275 CV. Oltre alle versioni g-tron a gas naturale da 172 CV, con autonomia (dicono) di 450 km. Nuovo cambio manuale a 6 marce più un doppia frizione a sette, sui modelli più potenti invece l’automatico a 8 rapporti che va in folle da solo quando occorre per risparmiare carburante. Pure le sospensioni sono nuove, con cerchi da 16 o 17 di serie. Insomma una A4 davvero brand new, che come al solito alzerà la stanghetta per tutti i concorrenti. Linea a parte.

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