Subaru Levorg 1.6 GT-S

Levorg, una nuova Subaru, una nuova station. Dal marchio japche negli ultimi anni si è concentrato sui Suv (XV, Outback, Forester) una sorta di ritorno alla tradizione, alla Legacy nella fattispecie, la grossa wagon che attualmente sopravvive nel listino soltanto “sotto forma” di Outback. Una vettura comunque di stazza medio/grande, 4,69 x 1,78 x 1,48 m le dimensioni, dal nome che ricorda i miti norvegesi, ma che in realtà deriva unicamente dagli acronimi sfalsati delle parole LEgacy reVOlution touRinG, che peraltro esprimono bene la genesi della vettura e la sua destinazione d’uso. Elegante e dinamica nella forme, slanciate e sportive con i parafanghi bombati stile WRX, deriva in effetti in parte da quest’ultima, dato che la scocca è la stessa fino al montante B, quello dietro le porte anteriori. Dopo tutto nuovo, ma sempre all’insegna dell’elevata rigidezza, come provato dagli incastri inferiori per le porte, caratteristica unica tra le vetture di questa classe. L’avevo già vista a Ginevra e l’avevo trovata attraente, con la presa d’aria dell’intercooler sul cofano che fa tanto rally ma non tamarro. Sotto il cofano un solo motore, a benzina, un nuovo boxer di 1.6 litri, turbocompresso e  a iniezione diretta, con 170 CV erogati tra 4.800 e 5.600 giri e una coppia massima di 250 Nm da 1.800 e 4.800 giri. Il cambio è una riedizione ad hoc del Lineartronic a variazione continua che è ormai il leit motiv del marchio, tanto sorprendente nella sua efficienza quanto piacevole nella guida. Cerchi in lega da 18 pollici d’effetto, bagagliaio grande  e regolare nelle forme, con capacità da 522 a 1.446 litri con gli schienali dei sedili abbassati e un piano regolare e a filo in questo caso. L’abbattimento è semplice e immediato con le pratiche leve a lato del vano.
Dentro la cura è maggiore rispetto ad altri modelli Subaru (ma dire il vero ancora di minor livello rispetto alla concorrenza), a partire dalla selleria con le cuciture in blu per giungere alla plancia in materiale plastico morbido che incorpora lo schermo da 7 pollici dell’infotainment. Mancano deliberatamente alcuni accessori come il rivestimento in pelle e il navigatore, disponibili il primo aftermarket e il secondo in optional; una scelta determinata dalla volontà di attuare una politica aggressiva sul prezzo, stabilito in 25.990 euro per la versione base Free e in 29.990 per la più completa Sport Style. Salendo in auto il posto guida è abbastanza “cucito” addosso al guidatore, con una posizione di guida regolabile alla perfezione (bello il volante sportivo) e i comandi ben collocati; l’impressione è però di una certa minor dimensione in larghezza rispetto alla valutazione dall’esterno, sensazione che non si ripete ai posti dietro. Il tetto apribile a comando elettrico con doppio interruttore per sollevamento e apertura è ben inserito nell’aerodinamica della vettura e non si fa sentire nemmeno a forte andatura, fatto abbastanza raro anche su auto di maggior pregio.
Una pressione sul pulsante keyless e il motore si avvia con un  suono che arriva lontano e ovattato; leva in Drive e via. Sin dai primi chilometri si apprezza la notevole silenziosità della vettura, che garantisce ottimo comfort anche nelle lunghe percorrenze anche grazie alle sospensioni che assorbono molto bene le asperità. Anzi è proprio questa caratteristica che stupisce, dato che la Levorg mostra una tenuta di strada incredibile ed elevatissima, decisamente più vicina a quella di una rigida sportiva piuttosto che a una famigliare. Ma al meglio ci si abitua subito e la vettura ti porta presto a forzare l’andatura in modo molto naturale, con una sensazione di sicurezza quasi irripetibile. Ingressi in curva piatti, percorrenze su un binario, trasferimenti di carico inavvertibili fanno parte del suo DNA e l’assuefazione è immediata, mentre i paragoni stridenti anche con la concorrenza più sofisticata. La trazione integrale dispone del torque vectoring che trasferisce attivamente la coppia a seconda delel condizioni di aderenza e questo collabora allo strordinario risultato complessivo, degno di una GT blasonata. 
Il motore spinge in modo molto regolare ma non mostra né la presenza del turbo né tantomeno picchi di coppia, quanto piuttosto una omogeneità che può anche deludere, visti i 170 CV dichiarati. Probabilmente questo comportamento è frutto dell’accoppiata con il cambio a variazione continua che lo mantiene sempre in regime ottimale, perché a guardare il tachimetro la velocità sale abbastanza rapidamente per una millesei da oltre 1.500 chili: lo 0-100 si compie in 8,9 secondi, mentre la velocità massima è di 210 km/h. Manca quindi quella cattiveria che ti verrebbe naturale associare a un assetto tanto eccezionale, mentre su un misto veloce la sonorità appena avvertibile del boxer la scambieresti volentieri con quella della STI. In Giappone ne esiste una versione da 300 CV; provo una certa invidia per i jap che se la possono godere. Sì, perché anche spingendo forte e selezionando la modalità sport dal volante multifunzione ti rendi conto che una trentina di cavalli in più la scocca se li berrebbe come un bicchier d’acqua, mentre su questa versione le uniche “botte” in avanti le avverti quando azioni il cambio in manuale con le palette al volante e sfrutti il trascinamento del CVT. A coadiuvare il tutto l’ottimo sterzo, che garantisce precisione millimetrica negli inserimenti così come correzioni di traiettoria sicure e i freni, potenti e resistenti, che hanno nella scarsa dosabilità del pedale l’unico neo.
Certo manca un Diesel e questo relega la Levorg in una nicchia di appassionati che non fanno molti chilometri. Ma, come dicevo prima, quest’auto dà assuefazione e dopo un test o meglio un viaggetto su una strada “giusta”si torna con un certo rimpianto alla propria auto, a meno che non si guidi abitualmente una GT di razza. La Levorg è una di quelle auto che, mutuando un termine aeronautico, mi piace definire “da superiorità stradale”, nel senso che il suo andar forte è così naturale e istintivo che ti trovi subito a mantenere senza sforzo andature che per gli altri sono davvero “impiccate”; così quando scendi dall’auto puoi metterla giù dura, ma con classe. C’è da augurarsi che anche le forze dell’ordine abbiano questa condiscendenza.

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