Dal cerchio alla sfera. Il futuro secondo Goodyear

Quando si parla di gomme si esce raramente dai concetti base del prodotto: gli pneumatici sono infatti neri e tondi e le loro peculiarità si estrinsecano nell’uso e non nell’apparenza. Se quindi Goodyear esce da questo abituale tormentone con un concetto davvero rivoluzionario, la cosa merita attenzione anche a livello estetico. Sì, perché Eagle 360 Urban, presentato al salone di Ginevra, è tutto fuorché uno pneumatico come lo conosciamo oggi. Innanzitutto è una sfera, poi è dotato di un’intelligenza artificiale che sovrintende al comportamento rispetto alla strada e lo adatta alle diverse condizioni, fisiche e meteo. Se per esempio comincia a piovere, sulla superficie della sfera compariranno solchi e tasselli, se si fora un sistema interno tappa il buco e sposta il rotolamento in un altro punto, in modo che la zona danneggiata non sia più in contatto con l’asfalto. Qualcosa di davvero nuovo, insomma, con risvolti quasi inquietanti, se si considera che la superficie della sfera è ricoperta con una pellicola ispirata alla pelle umana, stampata in 3D e capace di espandersi e contrarsi. Lo pneumatico fa parte inoltre di un intero sistema di manutenzione, che in vaso di deterioramento lo può sostituire in officine completamente robotizzate così come ne controlla l’efficienza anche a distanza. Ma come viene collegata la sfera alla vettura? Tramite una connessione magnetica, che accoglie sole due sfere per ogni veicolo e ne garantisce il collegamento alla scocca e l’ammortizzamento delle asperità. Date un’occhiata al video: beh, siamo senza dubbio di fronte  a uno scenario da fantascienza, soprattutto per il sistema magnetico, del quale non ci oggi sono ancora nemmeno i prodromi. Ma consentitemi un altro commento, molto più concreto. Come si sa, ogni sfera tocca la superficie in un singolo punto. L’area di contatto con il suolo è dunque minima, tanto più che le sfere sono solo due e non quattro come nel caso delle coperture convenzionali. Come si garantisce dunque l’aderenza necessaria? Continuiamo a sognare, ma per stare al sicuro meglio fidarsi ancora di quegli oggetti neri  e tondi.

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