Uber è allergica alle regole

Uber, il servizio di mobilità proveniente dagli Usa ma ormai diffuso nel mondo, ha ammesso di utilizzare la tecnologia “Greyball” sulla sua app allo scopo di evitare il tracciamento da parte delle autorità in diversi Paesi, tra cui l’Italia. Il programma “Greyball” ha utilizzato dati di geolocalizzazione, della carta di credito, account di social media e legati al profilo personale di utenti che Uber credeva potessero essere coinvolti in operazioni sotto copertura per tracciare l’utilizzo delle auto appartenenti al circuito. Il sistema è stato utilizzato a Boston, Las Vegas, Philadelphia, Portland, così come in Francia, Australia, Cina, Corea del Sud e Italia. Di fatto il programma ha permesso a Uber di agire sotto copertura anche in Paesi ove la sua operatività era fortemente limitata, impedendo alle autorità le operazioni di controllo. C’è poi un altro problema con le auto a guida autonoma, settore in cui Uber vede un grande possibile sviluppo per la sua attività futura. In California la società ha visto un blocco della sperimentazione con le auto autonome, poiché gli esperimenti andavano avanti senza autorizzazione. In effetti l’autorizzaione esisteva, ma per sole due vetture, mentre Uber impiegava un’intera flotta. Insomma, sembra che la corporation si mostri un po’ allergica ai controlli ma che ormai l’attenzione si sia concentrata su di lei un po’ dappertutto. Vedremo le evoluzioni della questione di qua e di là dell’Atlantico.

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