Cronaca di una morte annunciata

Alla fine ce l’hanno fatta. A far fuori la Lancia, intendo. Perché ne parlo ora? Perché la notizia è che sono stati spenti i siti stranieri del marchio, preview che precede di poco la spirale italiana. Una  fine attesa, fatta di insipienza e di scelte opinabili, ma soprattutto di carenza di idee, quelle che da tempo mancano a chi dovrebbe rappresentare lo sparuto serraglio di quelli che furono (il y a du temps) i marchi italiani. Attesa perché di soldi per l’ex Casa di Chivasso non ce ne sono da tempo e quindi il suo destino, pur con qualche debole svolazzo negli ultimi 10 anni, era comunque segnato. Peccato? Sì, peccato. E non solo per le Stratos o le Fulvia del Montecarlo, ma anche per le Aprilia con i freni onboard, per le Flaminia le cui porte si chiudevano con un soffio discreto, per le Aurelia e le Flavia coupé che univano raffinata eleganza e affidabilità. Le sportive di classe, con soluzioni meccaniche all’avanguardia e motori (per l’epoca) potenti. Certo, in tempi più recenti abbiamo visto però di peggio, tipo la K Coupé. Scelte che Vincenzo Lancia non avrebbe certo condiviso, motori che non avrebbero trovato alloggio nei reparti della allora esclusiva fabbrica torinese. Ma le leggi del mercato sono spietate e per stare in piedi ci vuole di più delle Y. E poi non a tutti riesce bene la politica multimarchio.

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