Il web potrebbe peggiorare e l’industria dell’auto è complice

Forse non ne avete mai sentito parlare, ma su Internet vige il principio della neutralità, ossia quello che costringe i fornitori di servizi a trattare in modo equo tutti i dati presenti. Vieta loro di discriminare su argomenti o addebitare tariffe diverse in base all’utente, al contenuto del sito, al sito Web, alla piattaforma, all’applicazione o al metodo di consegna. In sostanza, rende Internet un rubinetto in cui si paga una tariffa forfettaria per l’accesso a tutti i contenuti. Questo potrebbe presto cambiare. Martedì, il presidente della Federal Communications Commission ha annunciato l’intenzione di abrogare l’ordine neutrale di riferimento dal 2015. Il capo della FCC Ajit Pai, repubblicano nominato dal presidente Donald Trump a gennaio, ha detto l’anno scorso che riteneva che i “giorni della neutralità della rete fossero contati”. E alcune case automobilistiche sostengono la sua causa, in quanto i regolamenti della FCC hanno secondo loro ostacolato sinora lo sviluppo dei sistemi di guida autonoma. “Dal nostro punto di vista”, dice GM in una lettera alla FCC, “la banda larga mobile che viene consegnata a un’automobile che si muove a 75 miglia all’ora su un’autostrada oppure è bloccata in un ingorgo è fondamentalmente diversa da una connessione a banda larga cablata alla casa di un consumatore e merita una considerazione continua in base a regole distinte che tengano conto di questo.” GM vuole quindi sia data priorità al flusso verso auto autonome che potrebbero richiedere l’accesso a maggiori velocità e densità. Una preoccupazione legittima. Come chiunque sia stato a un salone può attestare, il servizio wireless può rallentare a passo d’uomo quando tutti iniziano a caricare video sui loro telefoni in una piccola area. La preoccupazione è però che Internet non sarà più “aperto” senza neutralità della rete. Gli scenari proposti includono strategie di pagamento a più livelli che costringono gli acquirenti a pacchetti simili a cavi che finiscono per costare di più a lungo termine, con accesso limitato a contenuti specifici. Se un determinato sito web non è disposto a pagare di più a un ISP, tale provider potrebbe rallentare l’accesso al sito o bloccarlo del tutto. Ma se si pagasse di più, gli ISP potrebbero anche garantire una connessione rapida e nitida. Il punto è che non potrai più scegliere dove vuoi andare online o come arrivarci, almeno non come prima. Molte organizzazioni si stanno preparando a dare battaglia. E sarebbe il caso che anche dalle nostre parti si svegliasse qualcuno.


CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SUI NOSTRI ARTICOLI!

Iscriviti GRATIS alla nostra newsletter, riceverai ogni settimana un aggiornamento con i nostri migliori articoli