Tesla e Musk, binomio inscindibile

La funzione di Elon Musk all’interno di Tesla è ben più di quella statutaria di un amministratore delegato. Di fatto uomo e azienda sono la stessa cosa, come del resto le altre società da lui formate. E’ un esempio di mito industrial-finanziario all’americana che non ha riscontro in nessun altro Paese al mondo, la cui valutazione prescinde addirittura dal principio di realtà. Solo così si possono spiegare l’incredibile successo dell’azienda e la quasi religiosa fedeltà di investitori ed entusiasti di fronte a sfide davvero ardue. Come quella della Model Y, la crossover annunciata per il 2020 il cui (nuovo) stabilimento è annunciato come pronto all’allestimento entro fine anno. Semplicemente non è possibile realizzare un impianto in così poco tempo, a meno di trovarsi in un’economia di guerra. L’impressione è che Musk, conscio del potenziale d’immagine di cui dispone, sposti l’attenzione dai problemi con i continui rilanci, rassicurando con una ridda di soluzioni in parte fantascientifiche uno stuolo di investitori sempre più crtici e preoccupati. Il fatto che ormai dorma in fabbrica per seguire le vicende giornaliere fa scena, ma non sostuisce un management che deve affrontare sfide titaniche. E un uomo solo non è in grado di far fronte brillantemente a ogni settore. Neppure quello della comunicazione, sul cui fronte ormai il tycoon fa segnare pesanti défaillance. Come quella di consigliare a chi tema la volatilità altri investimenti o il risponde seccato e arrogante a precise domande degli analisti finanziari su progetti e tempi di realizzo. Tutte cose che non si possono far dimenticare con le foto scherzose su twitter. Insomma, c’è un limite a tutto e per quanto abile sia il signor Musk alla fine, pur in mercato che fa ormai della velleitarietà il suo dogma, gli utili, quelli veri, dovranno pur arrivare.

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