Sulla coppia delle elettriche bisogna fare la tara

Mi sono reso conto di una bella gabola che il mondo delle elettriche supersportive mette regolarmente in gioco alla presentazione di ogni nuovo modello. La cosa vale per qualunque auto a motore elettrico, ma assume maggiore rilevanza nel caso di vetture ad alte prestazioni. Mi spiego. E’ ormai abituale che i neo elettro-produttori battano la grancassa sull’accelerazione delle proprie vetture. Questione di coppia, subito disponibile già dal primo giro del motore, contrariamente a quanto avviene con i propulsori tradizionali che devono raggiungere un certo regime per rendere al meglio. Ciò dà un sicuro vantaggio, ma non rende affatto così obsoleti i motori a combustione. Facciamo un esempio. La Nuova Tesla Roadster dispone di una coppia massima di 10.000 Nm, valore strabiliante per un’auto che dovrebbe costare soltanto 109.000 $. Ma si tratta di coppia alle ruote, non di quella erogata dal motore. Ciò non la rende certo meno possente ma se facciamo il confronto con una muscle car come la Dodge Challenger SRT Demon, allora scopriamo che la stessa grandezza misurata alle ruote in prima è di ben 14.000 Nm, grazie all’effetto di moltiplicazione dei rapporti del cambio. Questo spiega perché su un circuito le auto elettriche non abbiano tutto il vantaggio che si evidenzia invece in una pura gara di accelerazione sul dritto: dove occorre impostare le curve e quindi si effettuano le scalate senza essere penalizzati sul tempo, la maggior coppia moltiplicata si fa valere. Questo non rende certo le elettriche meno brillanti, ma risolleva il rango delle auto tradizionali, fatto salvo l’ancora serio problema dell’autonomia che rende quelle accelerazioni brucianti once in time. E comunque, lo so che mi ripeto, ma  concepire auto elettriche con potenze e coppie elevatissime semplicemente non ha senso. Se l’evoluzione sarà quella della guida automatica si rispetteranno sempre i limiti e per andare a 130 all’ora bastano una 50ina di cavalli.

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