Aria di rivoluzione in Francia

Bisogna stare attenti a evocare i fantasmi. Perché si corre il rischio di innescare spirali di eventi che ripercorrono quelli del passato. Mi riferisco all’affermazione sprezzante (pur decontestualizzata) del portavoce del governo Griveaux all’indirizzo dei gilet jaune, protagonisti della protesta spontanea che in questi giorni sta infiammando la Francia: “S’ils ne peuvent plus payer le diesel qu’ils s’offrent une électrique” (Se non possono più pagare il gasolio che si comprino un’elettrica). Non credo il terzo stato moderno si trovi nelle condizioni del 1789, ma citare Maria Antonietta quando alla rivolta del pane rispose con la famosa frase: “Non hanno pane, mangino brioches” non è virtuoso né intelligente. Venendo ai fatti nostri, mi sembra che, pur in assenza di frasi ciniche pronunciate pubblicamente, anche in Italia ci sia una crescente arroganza nei confronti degli automobilisti da parte delle amministrazioni. I blocchi alla circolazione in nome dell’inquinamento sono spesso pretestuosi, mentre le proteste vengono liquidate dall’alto con atteggiamenti da nobili verso il volgo che sono assai poco in sintonia con le regole democratiche e spesso anche con la realtà oggettiva e fisica dei fatti. Il trasporto pubblico, poi, è palesemente incapace di gestire i volumi necessari alla mobilità, mentre trovare responsabili per decenni di inattività sull’ambiente non è cosa da farsi su due piedi. Ma soprattutto occorre evitare di accanirsi sulle classi numericamente maggiori di Paese già in grosse difficoltà. Le micce possono essere corte o lunghe, ma quando vengono accese prima o poi arrivano alla carica. E sull’automobile, piaccia o meno, verte ancora un giro d’affari che può determinare l’andamento economico complessivo di un Paese.

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