The Ghosn affair

Lo scandalo dell’arresto del presidente di Renault-Nissan Mitsubishi si allarga. E’ emerso che la Casa jap potrebbe essere accusata di cattiva condotta finanziaria; i pubblici ministeri di Tokyo ritengono infatti che Nissan debba rispondere alle autorità per la sottosegnalazione della remunerazione di Ghosn di circa 5 miliardi di yen (39 milioni di euro) in quattro anni. Sia Nissan sia le autorità hanno rifiutato di commentare la notizia. Il consiglio di amministrazione di Nissan deciderà domani se rimuovere il sessantaquattrenne manager dalla presidenza, ma il suo destino sembra ormai segnato dopo le dichiarazioni dell’attuale ad Hiroto Saikawa sul fatto che “Troppa autorità era stata posta nelle sue mani”. Saikawa inoltre si è rifiutato categoricamente di offrire il profondo “inchino di scuse” che di solito accompagna gli scandali societari in Giappone e ha sminuito il ruolo che Ghosn aveva personalmente svolto nel far rivivere le fortune dell’azienda. Una presa di distanza che verosimilmente mira a fare del manager brasiliano il capro espiatorio per tutta la faccenda, una sorta di resa dei conti dato che “Ghosn ha calpestato le norme culturali giapponesi con i suoi modi vistosi, mentre il suo esagerato compenso ha scatenato gelosie e ha invitato alla rappresaglia”. Di diverso avviso i francesi, dato che Renault ha dichiarato di stare con il manager, anche se ha nominato il capo operativo Thierry Bolloré come vice amministratore delegato, consegnandogli gli “stessi poteri” di Ghosn “temporaneamente inabile”. Dopo una riunione del comitato di emergenza, Renault ha invitato la consociata Nissan a condividere le “prove apparentemente raccolte” contro Ghosn da un’indagine interna durata mesi, affermando che non era in grado di commentare le accuse senza queste informazioni. Parigi e Tokyo si sono date da fare per contenere le conseguenze dell’arresto, con i ministri delle finanze di entrambi i paesi che hanno espresso un forte sostegno per “uno dei più grandi simboli della cooperazione industriale franco-giapponese”. Lo scandalo ha già causato perdite per milioni nel valore azionario delle tre società coinvolte, anche se Nissan ha avuto un rimbalzo marginale all’apertura della borsa di Tokyo, salendo di oltre mezzo punto percentuale in un mercato in calo.

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