Mala tempora currunt

A furia di parlare di futuro, di auto elettriche e a guida autonoma, ci siamo dimenticati del presente. Un presente che vede una incipiente crisi delle industrie del settore che porterà a grossi ridimensionamenti e a forti aumenti della disoccupazione. L’accordo Ford-VW, per esempio, come ogni accordo di questo genere implica una ridondanza di posizioni che per ambedue comporterà riduzioni di personale, circa 14.000 unità da parte di Ford e qualche migliaio per VW. Jaguar-Land Rover taglia 4.500 posti, nonostante lavori nella parte alta del segmento. Non c’entra solo il Dieselgate, è tutto il sistema che sta cambiando e non giustifica più dimensioni e costi ritenuti sinora normali. L’industria dell’automobile è la seconda per grandezza e fatturati nel mondo dopo quella dell’energia, ma è strettamente collegata alla prima perché le sue fabbriche sono forti consumatori di energia. Se cede una, anche l’altra finirà per mostrare prima o poi la corda; non è catastrofismo, ma solo logica. E se il mondo sta cambiando occorre trovare subito soluzioni per far sì che ci sia un futuro per tutti, un futuro che non implichi il ritorno al medioevo, ovviamente. La tecnologia sviluppata con la ricerca potrebbe aiutare, ma è concepita in maniera troppo vecchia, perché dà luogo a progetti che implicano un ritorno economico sicuro. Proprio quello che il mondo della finanza non riesce più a garantire, tutto preso ai suoi giochi su umori e superstizioni che muovono mostruosi capitale in pochissime mani. Ridistribuire e trovare ambiti di sviluppo concreti e avvertibili da tutti, questo occorre. Ci dev’essere spazio per nuove idee che, indipendentemente da quanto costino, diano vantaggi alla società. La mobilità è necessaria, non si può annullarla perché non si riesce a gestirla in modo ecologico. E occorre tanto quella privata quanto quella pubblica. Quindi postulare l’uso delle biciclette al posto delle auto va bene, ma solo per chi se la sente; non dev’essere un obbligo. E i servizi pubblici vanno concepiti per chi li usa non per chi li gestisce: orari e cadenze devono rispettare gli utilizzatori. Se occorre più personale mettiamocelo; ci sarà qualche disoccupato in meno.

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