Musk e le contraddizioni della tecnologia

Che scienza e tecnica siano piene di contraddizioni è un fatto acclarato. Se hai tanto di questo in genere hai poco di quell’altro, non esiste una soluzione aurea e vale in tutti i campi. Anche in quello elettrico e in particolare nel settore dei sistemi di accumulo, problematica con la quale il tycoon dell’auto elettrica Elon Musk si sta fronteggiando di questi tempi. Musk è abituato a cavalcare la tigre ma ultimamente una serie di nodi sta andando al pettine: non riesce a costruire abbastanza Model 3 da ripianare i conti, non riesce nemmeno a entrare nel segmento delle auto di grande diffusione perché i prezzi della suddetta non scendono. E le grandi Case stanno arrivando, pronte a sottrargli quel mercato che finora la sua esclusività gli ha garantito. Con la sua naturale tendenza al rilancio per evitare il presente, il nostro ha quindi rivolto l’attenzione a nuovi modi di accumulare energia e in particolare ai supercondensatori. Su questo argomento periodicamente si scrive descrivendo i device come la soluzione finale per l’auto elettrica, ma le cose non stanno proprio così. Innanzitutto la densità energetica di un supercodensatore, o meglio di un ultracondensatore, la tipologia più nuova e avanzata, non è ancora paragonabile a quella di una batteria  al litio. Poi occorre gestire l’intrinseca tendenza di un condensatore a scaricare di colpo tutta la sua carica, producendo nel caso specifico un arrosto di auto e occupanti. Per contro si ricarica in un attimo, accetta tensioni altissime, data la sua bassa resistenza interna, e costa pure meno di una batteria. Di qui il dilemma del capo di Tesla (gabole a parte è ancora lui): è il caso di investire pesantemente nei condensatori a scapito degli accumulatori al litio per ottenere un netto vantaggio sui suoi competitor? Da un lato un sistema orami ben noto il cui (lento) sviluppo è tracciato; dall’altro un nuovo corso che potrebbe dare una svolta al settore e fare la differenza, ma con molteplici incognite, compreso un possibile fallimento su larga scala. Nel dubbio Musk si è comprato la Maxwell, storica azienda del settore; un’idea, quindi, se l’è già fatta.

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