Per la TVR la Brexit sarebbe un bene

Costruire auto non è cosa da tutti, soprattutto guadagnandoci. Le stringenti regole che vincolano le Case sono infatti piuttostosto onerose, in particolare quelle stabilite dalla UE per le aziende partecipate dallo stato. A fine novembre TVR, il mitico marchio brit rinato a cura del magnate dei videogiochi Les Edgar dopo la chiusura del 2006, aveva annunciato un ritardo nell’allestimento della sede produttiva gallese, promettendo comunque (ipotizzando forse è più adatto) una startup a marzo 2019. La Brexit gioverebbe all’azienda, perché le regole interne della Gran Bretagna relative alla costruzione di auto sono piuttosto flessibili. Al contrario lo sono assai meno quelle della UE, tali da implicare una mole di documentazioni e omologazioni costose e difficili da ottenere, specie, come dicevo se le società sono partecipate. Nel caso specifico, il governo gallese, per incrementare lo sviluppo e l’occupazione ha acquisito una quota di TVR pari al 3% del capitale, con un esborso di circa 530.000 sterline. Ciò fa però formalmente della rinata azienda una società a partecipazione statale. E ha provocato un notevole ritardo nell’allestimento della produzione, che dev’essere prima autorizzata seguendo le regole UE. Attualmente le pratiche sono in corso e il mercato dovrà ancora attendere per gustarsi le prime Griffith, fermo restando il target di produzione attorno alle 2.000 auto all’anno. Ricordo che la Griffith è la prima auto realizzata in (piccola) serie secondo il sistema produttivo iStream in carbonio di Gordon Murray, sinora applicato solo a un prototipo Yamaha. Il peso poco sopra i 1.200 kg e il motore Ford V8 di 5 litri elaborato dalla Cosworth con potenza attorno ai 500 CV dovrebbero garantirle prestazioni adeguate alla fama del marchio.

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