Furbizia (cino)svedese

Non mi viene altro termine per definire la nuova trovata (pubblicitaria) di Volvo: limitare entro il 2020 a 180 km/h la velocità massima di ogni sua vettura. Questione di sicurezza, quello che è stato per anni, prima del takeover cinese, un must del brand nordico, e che ora si vorrebbe tornare a far svettare su tutte le altre caratterisiche. La Casa cita una ricerca svolta in Usa che ha mostrato come il 25% delle fatalità in auto avvenga per eccesso di velocità, in violazione dei limiti che non vengono osservati. Faccio notare che gli yankee guidano perlopiù come degli zombie, sorseggiandosi l’immancabile pinta di caffè (da loro sì che è utile la guida autonoma), e che 180 km/h sono 60 più del generale limite europeo a 120 orari e 50 più degli italici 130; abbastanza per farsi ritirare la patente e, per esempio in Francia, finire sotto processo. Ma c’è altro sull’argomento. Che le auto moderne a 120 orari sono praticamente ferme, che in Germania, dove i limiti sono circoscritti alle aree davvero pericolose e fatti rispettare rigidamente, gli incidenti sono in calo costante da anni, che il vero pericolo crescente è la distrazione indotta dai sistemi di infotaiment, cui si dà ormai più importanza che alle caratteristiche dinamiche della vettura, quelle che in caso di incidente ti salvano la vita. Aggiungo poi che reduce to the min la velocità delle Volvo, considerato che i diversi modelli in listino hanno Vmax da 180 a 250 km/h, ha poco senso se non si abbassa anche la potenza dei motori. Qual è la logica di motori da 390 CV limitati a 180 orari? Non sarebbe meglio ridurre parimenti potenza, consumi e inquinamento? Oppure gli utenti del brand diventeranno come gli yankee, quelli delle sparate furiose al semaforo? Interrogativi che fanno da corollario a una sola verità: in attesa di tecnologie futuribili per le batterie, le prossime elettriche vere dovranno essere molto limitate (in potenza e velocità) per disporre di autonomie accettabili. E iniziare dall’esistente aiuta ad abituarsi all’idea.

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