Smart entra nell’orbita Volvo

Dagli orologi svizzeri all’industria cinese. Sembra l’allegoria della storia economica dell’ultimo ventennio, che demandato all’outsourcing le sorti delle aziende europee. Invece è quella della smart, nata dall’idea di Hayek, patron della Swatch, e ora approdata a una joint venture al 50% tra Daimler AG e Geely, il colosso cinese che ha acquisito Volvo e Lotus. Il comunicato di ieri dell’ad di Mercedes, Zetsche, è in realta l’annuncio di un accordo preso parecchio tempo fa, che entrerà in fase operativa dal 2022 con la messa sul mercato della nuova generazione delle vetturette (un tempo) tedesche. La fase preparatoria dell’operazione è stata quella dell’annuncio del termine al 2020 della produzione delle smart con motore a combustione. Geely è infatti leader nel settore elettrico e intende fare della smart un simbolo dell’auto da città a batterie, per ironia proprio quello che era nelle idee iniziali di Hayek e che la realtà industriale del tempo (1989) negò per realizzare invece un prodotto più tradizionale. Solo smart elettriche, dunque, in futuro, prodotte in Cina negli stabilimenti Geely ma con progettazione Mercedes, che dividerà i costi di sviluppo acquisendo nel contempo tecnologie per implementare il settore EQ, quello dei veicoli elettrici della Stella. E la fabbrica di Hambach, e l’occupazione? Mercedes ha comunicato che nella storica fabbrica alsaziana la produzione verrà convertita a quella di un veicolo compatto elettrico della nuova gamma, mentre terminerà nello stabilimento  Renault di Novo Mesto la produzione delle Forfour. Non credo ciò metterà fine alla collaborazione con Renault, ma di sicuro potrebbe subire contraccolpi il clone della Forfour, la Twingo. Le attività di entrambe le fabbriche continueranno comunque fino a fine anno, termine entro il quale le procedure finanziare e industriali di attuazione della joint venture saranno messe a punto. Nelle intenzioni dei due partner le furture smart diverranno una famiglia più allargata dell’attuale (Fortwo e  Forfour), che comprenderà anche veicoli in estensione al segmento B e dotati di connentività e tecnologie di guida automatiche allo stato dell’arte. Vedremo però se tutto ciò non porterà i prezzi a livelli ai limiti superiori (quasi fuori a dire il vero) del mercato, problema storico di smart che ne ha limitato una grande diffusione e ridotto i margini di guadagno.

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