Grab money, la smania dei pedaggi

Mica solo dalle nostre parti le amministrazioni si ingegnano a trovare nuovi balzelli da imporre agli automobilisti, pur contrastando sempre più il mezzo privato. La tassazione sulle auto è intrinsecamente iniqua perché priva di scaglionamento sul reddito, come del resto le accise sui carburanti. Ma rappresenta una bella fetta di introito per uno stato che i soldi li piglia dove può. Dev’essersene accorto anche the donald, che tre giorni fa ha minacciato di imporre un pedaggio alle auto che entrano in US provenienti dal Messico. Il threat nasce dall’irritazione per la mancata cooperazione dello stato adiacente riguardo la situazione dei migranti e potrebbe preludere addirittura a una chiusura totale del confine. Ma vista in ottica economica è di fatto un’entrata addizionale, anche se ha i suoi bei lati negativi. Già da tempo le code al confine sono diventate chilometriche a causa della decisione di Trump di spostare in loco agenti federali per controlli accurati su ogni veicolo. Tanto lunghe che alcuni produttori messicani di parti per automobili si stanno organizzando con il trasporto aereo per evitare blocchi produttivi nelle aziende Usa, ormai tutte senza magazzino. Il pedaggio rallenterebbe ancor più il transito, aumentando ulteriormente i costi a riverberarsi poi sui prodotti, con una parallela riduzione delle vendite. Sembra una soluzione controproducente, quindi, vista a medio termine. Il parallelo con la situazione nostrana è palese. Anche qui si impongono pedaggi crescenti per fare cassa, incuranti di minare la stabilità di un sistema che si sta livellando in basso e che già per molti ha coinciso con l’eliminazione del mezzo privato. Alla lunga gli effetti saranno due: la paralisi dei mezzi urbani, largamente insufficienti per progetto alla mobilità necessaria e un deficit che andrà colmato con nuove tasse, questa volta sulla persona o sulle proprietà anziché sulle auto residue. Governare vuol dire fare compromessi tra esigenze diverse, come salute, agio, efficienza dei collegamenti. Meglio non dimenticarlo, prima che sia troppo tardi.

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SUI NOSTRI ARTICOLI!

Iscriviti GRATIS alla nostra newsletter, riceverai ogni settimana un aggiornamento con i nostri migliori articoli