Fisker e la pelle dell’orso

Henrik Fisker, il vulcanico automotive designer nato danese, naturalizzato americano, ex BMW, ex Ford e Aston Martin, ex Fisker Karma e attualmente (tra le altre) VLF, ha fatto sapere che la sua Suv elettrica sarà presentata a fine anno e che si tratta dell’auto più sostenibile oggi prodotta, visto l’impiego di plastiche riciclate dagli oceani (sarei curioso di sapere come riutilizza i clorurati, sarebbe davvero una notizia) e quello di un sistema di accumulo elettrico a stato solido al grafene. Autonomia di 500 km e 200 km di autonomia con ricarica di 9 minuti, il che fa circa un quarto d’ora per il pieno. Great, direbbero gli yankee, elettriche sdoganate di fatto.

Ma a me piace fare le pulci a queste dichiarazioni roboanti, quindi cominciamo. Innanzitutto non vi sarà sfuggito che non ho parlato di batterie. Sì, perché per definizione gli accumulatori usano metalli ed elettroliti per scambiare ioni, mentre il grafene è un monostrato di carbonio che accumula le cariche (quindi gli elettroni) staticamente. Di fatto il sistema di Fisker è quindi un condensatore o meglio un ultracondensatore che, come tutti questi dispositivi, si carica in effetti in tempi assai ridotti. Il problema non è però caricarlo, ma fare in modo che non si scarichi tutto in un colpo. Inoltre la densità di carica di un ultracondensatore era finora assai minore di quella garantita da una batteria; ma qui Fisker potrebbe aver trovato davvero la soluzione grazie a un materiale leggero e flessibile ma duro come il diamante, costosissimo però da produrre e soggetto a danni fatali alla minima imperfezione di struttura.

Il grafene si ottiene infatti dalla grafite, che ha una struttura definita exagonal compact composta da strati di esagoni che slittano l’uno sull’altro; è questo tra l’altro che le dona le capacità lubrificanti. E’ perciò un singolo strato di grafite (oggi c’è però anche a doppio strato, comunque leggerissimo) che si presta alla costruzione di strutture complesse variando la geometria del legame tra gli atomi, con pentagoni o ettagoni inseriti al punto giusto. Se però il punto non è giusto l’intera struttura collassa o, se ci sono cariche elettriche, va in corto circuito, con danni potenzialmente peggiori degli incendi del litio.

E’indubbio però che la strada maestra dell’elettrico sia questa: il carbonio non inquina, è abbondante e si smaltisce e ricicla senza problemi. Quindi sarei contento di sapere che Fisker ce l’ha fatta, ma aspetto dati sicuri e verificabili, perché non è la prima volta che il nostro vende la pelle…

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