Pragmatismo e malafede

La notizia che FCA ritorni con il V6 Diesel da 3 litri sul pickup Ram 1500 non è certo da blocco delle rotative. Ma acquista rilevanza se facciamo il confronto tra il mondo Usa e quello europeo. Negli States è scoppiato il Dieselgate, negli States i motori a gasolio sono stati messi sotto accusa per le emissioni (di NOx, attenzione, non di particolato o di CO2). E a seguire, dopo VW tutti i costruttori hanno avuto le loro grane, FCA inclusa, che per chiudere la storia con l’EPA (l’ente ambientale americano), pur non avendo mai ammesso l’addebito ha pagato 800 milioni di dollari di multa e ha attuato modiche sul motore. Ora c’è un un turbo a geometria variabile raffreddato a liquido e i condotti di ammissione sono stati ridisegnati così come l’EGR, mentre gli iniettori hanno un profilo di spruzzo diverso. Il risultato è una potenza di 264 CV con coppia massima di 651 Nm, sufficiente a surclassare la concorrenza di GM e Ford con i loro benzina, per non parlare della nettamente superiore resa chilometrica. Si evince dunque dalla vicenda che gli yankee abbiano chiuso con la criminalizzazione Diesel, riabilitandolo del tutto e mettendo in luce i suoi innegabili lati positivi nell’autotrazione. Proprio loro, quelli di Salem, quelli che (fino a un certo punto) fanno le crociate ideologiche. Il tutto mentre lo sviluppo elettrico scorre tranquillo nell’ambito di domanda e offerta ma senza preclusioni o obblighi dogmatici. Le crociate sembra invece le facciano proprio nel Vecchio Continente, ove si sogna un irrealizzabile (quantomeno per i prossimi 20 anni) futuro elettrico, a danno di soluzioni affidabili e oggettivamente meno impattanti sull’ambiente delle novità sventolate ad arte da gente che non sa o che è in malafede. Loro sono i pragmatici, noi i fanatici (sempre con l’occhio al profitto, però). Ma noi chi? La gente comune o il gotha di Davos?

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