Fidarsi delle batterie

La società è tedesca e si chiama Volocopter. Dal nome potete già dedurre cosa produca: l’ultima creazione è il VoloCity, multicottero giunto alla quarta generazione e pronto per il debutto. Il settore dei taxi volanti autonomi è in sviluppo e numerose società aeronautiche lo individuano come un futuro grande business, anche se, viste le difficoltà della guida autonoma su strada e la congestione delle rotte aeree, il volo automatico su tre dimensioni credo debba ancora fare molta strada prima del debutto operativo. La struttura del VoloCity si basa su 18 rotori, mossi da altrettanti motori elettrici a loro volta alimentati da 9 batterie; a bordo spazio per due più un piccolo bagaglio a mano. L’elevato numero di rotori segue la duplice esigenza di garantire una ridondanza di forza portante e ridurre il rumore: a questo proposito la società sostiene che a 75 m di distanza l’apparecchio produca meno rumore di un piccolo elicottero a 500. Un paragone complesso da immaginare ma, se avete avuto occasione di sentire un elicottero in funzione da vicino, siamo su livelli mica tanto bassi.

La cosa a mio parere più inquietante è però che il VoloCity ha un’autonomia operativa di soli 20 minuti, con un range di circa 35 km alla velocità massima di 110 km/h. Davvero pochi per qualcosa che sta in aria solo grazie all’energia rotazionale delle pur numerose eliche e senza alcun ausilio di portanza aerodinamica. Volocopter ha già ottenuto permessi di volo in Germania e a Dubai, oltre alle città di Helsinki e Singapore, quest’ultima futura sede del prototipo di sistema di appoggio terrestre Voloport (foto), modulare e sviluppabile su terra e pontoni galleggianti. Sì, perchè questi multicotteri non possono atterrare ovunque, ma solo ove esista il sistema di ricarica rapida fornito dalla Casa, che vista la scarsa autonomia dev’essere necessariamente a portata di mano. Per ora i multicotteri tedeschi sono tra i primi ad aver volato effettivamente con un pilota; la guida autonoma è ancora in sviluppo ma alla Volocopter sono ottimisti, i piloti anche. Perchè il rischio lo correranno solo i passeggeri.

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