L’occulto della connessione

Non essere connessi oggi è visto come un vero e proprio handicap. Al di là della dipendenza vera e propria, quella che ti fa attraversare la strada senza guardare o, sull’altro versante, ti fa metter sotto qualcuno perché la chat conta di più, l’evoluzione dei sistemi che ci assistono nella vita quotidiana va verso l’integrazione sempre più spinta con il sistema di connessione reciproca. Si tratta di argomenti di primaria importanza: per esempio l’home banking sta passando in massa all’accesso tramite app sul cellulare e se non ce l’hai devi pagare di più, o addirittura rinunciare al servizio. E dato che l’auto resta un primario mezzo di trasporto (sorry per gli amministratori integralisti che ci affliggono, ma tant’è) l’accesso a internet in vettura dilaga. Ma, a dispetto di quanto vi possano prospettare alla concessionaria, it isn’t for free, si paga. E si paga non solo per la scheda inserita sull’auto, ma anche per le interfacce utente. E’ il caso di BMW, che per dotare di Apple CarPlay il mezzo chiede negli Usa 80 $ all’anno. Per ora è l’unica, gli altri costruttori non chiedono nulla. Ma è un pericoloso precedente, perché apre di fatto alla speculazione su un servizio che in realtà dovrebbe al limite essere pagato in quanto software e non come abbonamento. Tra gli yankee è probabile che la gran parte degli acquisti avvenga con leasing o comunque rateazioni, quindi gli 80 dollari spariscono nei bollettini. Ma visto dall’Europa, resta il fatto che con la dotazione sempre più generalizzata di Apple CarPlay e Android Auto anche sulle utilitarie low cost, in diversi potrebbero pensare a recuperare qualche margine di utile con il software. E non è sano come meccanismo evolutivo.

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