Nuova partnership dal Giappone

Se il “Divide et impera” dei Romani andava bene ai tempi per gestire l’impero, ai nostri giorni e traslata in campo automotive la parola d’ordine per affrontare crisi, cambiamenti di mobilità e ambito sociale è “Aggrega e risparmia”. Il fatto che ogni costruttore, con più o meno successo, tenti il colpo ne è la prova. Ultima notizia. Scambio azionario tra Toyota e Suzuki teso a realizzare un’alleanza di lungo termine sui nuovi prodotti. La formula è sbilanciata dalla parte di Toyota, che con l’acquisizione di 24 milioni di azioni, pari al 4,9% del capitale e 96 miliardi di yen in soldoni entra nella partnership. Suzuki farà invece la spesa sul mercato, con 48 miliardi di yen in azioni. L’autorità interna deve ancora approvare l’unione, quindi formalmente le cose sono ancora in stand by, ma è solo una formalità.

Certo  però che con Suzuki bisogna stare attenti. La piccola azienda jap infatti è gestita in maniera molto patriarcale da Osamu Suzuki, nato Matsuda ma divenuto erede del gruppo dopo il matrimonio con la nipote del fondatore Michio Suzuki, tanto da averne acquisito il cognome. A Osamu salta facilmente la mosca al naso, lo sanno bene alla VW. Nel 2010 il gruppo tedesco acquistò il 19,9% del capitale nipponico con la promessa di uno scambio tecnologico. Ma già un anno dopo, poiché lo scambio a Osama non pareva adeguato, Suzuki protestò l’accordo, iniziando una causa che l’avrebbe portata nel 2015 a rescindere la partnership. Si dice che la ritorsione fu di impiegare il motore Multijet 1.6 Fiat al posto di quelli VW, cosa che indispettì i tedeschi e fece precipitare la situazione. Quindi Toyota, pur forte della propria stazza, dovrà rispettare gli accordi, anche perché al momento non sembra ci siano altri attori disponibili sul mercato. Nissan sta trattando per l’uscita dal gruppo Renault e quest’ultima sta ri-considerando la fusione con FCA. Una partita a scacchi globale, nella quale si vince o si è vinti.

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