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Mad Musk

Elon Musk presenta il suo Cybertruck; bravo. Sappiamo tutti quanto sia abile a sfruttare i media e quanto sappia far parlare di sé sparando sempre di più e sempre più in alto.

Cybertruck è di fatto un pickup, il veicolo più popolare negli Usa e quanto di più yankee ci sia in giro, ma affronta il tema alla Space X, per dire, con una connotazione a metà tra l’autoblindo da mafia russa e il veicolo da esplorazione su Marte o comunque dove andrà a parare la Roadster che attualmente viaggia nello spazio. Anzi, a a guardare bene frontale e parabrezza sembra addirittura un caccia stealth tipo il B2, quello invisibile.

Beh se c’è una cosa che il camion Tesla non ha è proprio invisibilità, un mezzo che sembra fatto di evidenziatore tanto è vistoso.

Ho detto tempo fa che ritengo Tesla una sorta di setta, un circolo ristretto nel quale chi entra si trova a condividere più che un’automobile uno stile comportamentale coatto. Ma con il Cybertruck le cose vanno oltre, c’è una fuga in avanti che distacca nettamente il marchio non solo dagli altri costruttori, ma dal mondo come lo vediamo oggi.

Non sto esagerando: il fatto che la sua struttura sia realizzata in acciaio inox 30X lavorato a freddo e possa resistere a colpi calibro 9 evoca un futuro a tinte fosche, uno scenario post apocalittico da Mad Max che forse il tycoon prospetta alla sua gente.

Oppure è soltanto la risposta al crescente raging contro i possessori di Tesla che si riscontra negli States: se l’auto è blindata potrai utilizzarla addirittura come ariete per farti strada se le cose si mettono al peggio.

In ogni caso di tratta di una svolta epocale nell’ultratradizionale mondo dei truck a stelle e strisce. La dimensione è quella dei modelli GM e Ford, 5,87 m di lunghezza, ma il cassone con la chiusura a tendina è fortemente innovativo quanto pratico.

Non si può negare che l’approccio al pickup di Musk sia dirompente anche quanto a prestazioni: le tre versioni, la monomotore a trazione posteriore e le bimotore e trimotore 4×4, accelerano da 0 a 60 mph (96 km/h) rispettivamente in meno di 6,5, 4,5 e 2,9 secondi, ma con una capacità di traino (dato clou negli Usa) che va da 7.500 a 14.000 libbre, da 3.400 a 6.350 kg circa, roba da TIR.

E ovviamente l’Autopilot è di serie, scelta che con un veicolo da un bel 3 tonnellate e mezza di peso a vuoto dà l’idea di cosa possa implicare un malfunzionamento del computer.

Musk ne ipotizza l’uso ad ampio spettro, compresa una versione pseudo-camper per il campeggio estremo, ma il nodo resta quello dei punti di ricarica e dell’autonomia.

Al di fuori di NY o LA le colonnine non spuntano come funghi anche in America e le autonomia dichiarate da 250 a 500 miglia, da 400 a 800 km, devono essere riscontrate con i dati reali che si ricavano dalle confessioni dei Tesla owners: in autostrada a 120-130 orari non si fanno più di 250-300 km e considerato che in off road i consumi salgono enormemente l’esplorazione avventurosa la vedo quanto mai ardua.

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