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FCA PSA: il dado è tratto

Carlos Tavares ceo di Psa (a sinistra) e Mike Manley, ad di FCA,
ufficializzano l’accordo con una stretta di mano

Ormai è ufficiale. La fusione tra Fca e Psa si farà secondo le linee guida trapelate nelle scorse settimane da fonti degli stessi gruppi: il comunicato congiunto è arrivato stamane in concomitanza con l’apertura dei mercati azionari dopo che i cda delle due case si erano espressi favorevolmente dando il via libera al Memorandum of understanding.

L’ok è arrivato dapprima dal consiglio di sorveglianza di Psa a Parigi, seguito a breve dal beneplacito del cda di Fca riunito a Londra. Da quanto si è appreso anche Comau, la divisione di Fiat Chrysler che opera nel settore dell’automazione, resterà all’interno del gruppo anche dopo la fusione con i francesi.

John Elkann

Secondo quanto ha riportato l’agenzia France Press, anche la famiglia Peugeot, azionista di riferimento di Psa, ha votato all’unanimità a favore del progetto di fusione. In queste ore si aggiunge per l’appunto il comunicato ufficiale congiunto dove si puntualizza che:” Cinque membri del consiglio di amministrazione saranno nominati da Fca e dal proprio azionista di riferimento (incluso John Elkann in qualita’ di Presidente) e cinque da Groupe Psa e dai propri azionisti di riferimento (incluso il Senior Non-Executive Director e il Vice Presidente)”.

La nota poi specifica che: “al perfezionamento dell’operazione il Consiglio includeà due membri in rappresentanza dei lavoratori di Fca e di Groupe Psa. Resta inteso che Carlos Tavares sarà Ceo, oltre che  membro del Consiglio di Amministrazione, per un mandato iniziale di cinque anni’. ” Questo nuovo assetto societario avrà “team, competenze, risorse e dimensioni in grado di cogliere con successo le opportunità offerte da questa nuova era dell’auto”.

Insieme le due società avranno “una robusta base per promuovere e stimolare ulteriormente l’innovazione e determinare lo sviluppo di competenze all’avanguardia nel campo dei veicoli alimentati a energie alternative, della mobilità sostenibile, e della guida autonoma e connessa”.

La nuova capogruppo della società avrà sede in Olanda e sarà quotata su Euronext (Parigi), Borsa Italiana (Milano) e al New York Stock Exchange. L’accordo tra Fca e Psa ( proprietario dei marchi Peugeot, Citroen, DS e Opel) darà perciò vita a un colosso da 50 miliardi di dollari (45 miliardi di euro). Lo scorso anno, il fatturato di Psa ha toccato i 74 miliardi di euro, mentre Fca ha registrato 110 miliardi. Sul mercato azionario, il gruppo francese capitalizza 22 miliardi di euro a fronte dei 18 miliardi di Fca.

Secondo le prime stime, le sinergie permetteranno risparmi nell’ordine dei 3,7 miliardi di euro. Inoltre come è stato più volte sottolineato nelle scorse settimane, i due gruppi venderanno nel mondo 8,7 milioni di auto. Un numero che collocherebbe Fca-Psa al quarto posto ancora abbastanza distante dal leader Volkswagen, che vende 10,8 milioni di auto, ma davanti a General Motors che immatricola 8,4 milioni di veicoli. Sempre seguendo le logiche del business, Fca aumenterebbe il suo peso europeo grazie ai 2,5 milioni di veicoli venduti da Peugeot che si sommerebbero al milione di Fiat Chrysler.

Nel Vecchio Continente il neo gruppo se la vedrebbe quindi con Volkswagen che detiene una quota di mercato pari al 24%. E’ ovviamente importante sottolineare che la fusione dei due gruppi riunirà i marchi di Alfa Romeo, Chrysler, Citroen, Fiat, Dodge, DS, Jeep, Lancia, Maserati, Opel, Peugeot e Vauxhall.

Dopo la ratifica dell’unione, sempre secondo quanto si apprende, i sindacati Fiom Fim e Uilm potrebbero incontrare i vertici del gruppo italo americano già questo venerdì a Torino, per conoscere nei dettagli il nuovo piano industriale.

La Fiat 3 1/2 hp del 1899

Questa, in sintesi, la cronaca di queste ultime 24 ore. A partire dal 2020, vale a dire da domani, vedremo cosa accadrà: come molti hanno già scritto, i vantaggi dell’accordo sono reciproci. Psa potrà avere più facilmente accesso all’enorme mercato americano, mentre Fca potrebbe trarre grandi benefici nello sviluppo e nella costruzione di modelli ibridi ed elettrici. Staremo a vedere.

Certo è che il 2019 sancisce la fine di un’epoca per il maggiore costruttore italiano. Che si lascia alle spalle 120 anni di storia industriale. Un lunghissimo percorso che ha segnato in modo indelebile la cultura e la mobilità del nostro Paese. Ora si volta pagina: a Torino e a Detroit lo avevano capito da tempo e aspettavano solo la giusta occasione per fare il grande salto.

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