disel

Il cervello e il portafoglio

Di questi tempi sembra diventato facile prendersela con qualcuno. O con qualcosa. In campo auto è toccato al motore Diesel ed è un vero peccato, trattandosi di una delle più brillanti invenzioni tecnologiche di fine ‘800. Un motore nato quando ancora circolavano i carri a cavalli, ma con un potenziale incredibile, che ne ha fatto il protagonista indiscusso di ogni ambito industriale ove occorra potenza svincolata dalla rete elettrica, dalle fabbriche alle ferrovie e alle navi.

La nostra sensibilità ambientale è oggi più sviluppata (dicono) sull’onda dei diversi movimenti che gridano al disastro ambientale e il motore a gasolio, pur parco ed efficiente è stato messo sulla graticola per diversi motivi, dalle emissioni nocive (leggi NOx e particolato) all’effetto serra (sì, perché la CO2, ricordiamolo, non è affatto un veleno).

Ora, se è indubbio che, utilizzando un processo di combustione, il Diesel contribuisca a emettere CO2, è altrettanto vero che lo faccia in maniera assai minore rispetto a QUALUNQUE altro sistema di trazione esistente, auto elettriche (considerate con onestà nell’intero ciclo di vita) comprese.
Le cose non sono dunque sempre come sembrano ma nella mente di molti, anche ahimè di coloro che ci governano qui e in Europa, la verità per svariati motivi, occulti o meno, spesso tarda a manifestarsi con chiarezza.

Tuttavia la morte annunciata del diffuso propulsore sembra si stia trasformando in una rinascita da Fenice, almeno stando alle ultime risultanze di mercato.
In Germania infatti le consegne di auto a gasolio hanno ripreso forza e proprio VW ha visto salire dal 39 al 43% le sue vendite nel settore specifico durante il 2018. Certo contano gli incentivi alla rottamazione, ma il fatto che le scelte si siano orientate sul gasolio indica che gli automobilisti tedeschi credono assai più nel vecchio Rudolph che nelle incipienti batterie.

Ma è dirompente che pure negli States, ove tutta la caccia alle streghe ha avuto inzio, il Diesel stia tornando alla grande. Nella conferenza stampa di lancio dei nuovi Tahoe e Suburban è stata annunciata infatti la motorizzazione Diesel per i due veicoli, che mancava dal listino dal 1999.
Muovere mezzi di quella stazza con i motori a benzina è non solo poco conveniente, ma anche decisamente poco ecologico. E le alternative elettriche restano più che altro delle boutade radical chic, con buona pace del Cybertruck, che pare arrivato da Marte mutuando la meccanica del Rover lasciato lassù dalla Nasa.

E anche la nostra Italietta ha la sua parte in questa rinascita: il 6 in linea a gasolio 3 litri da 281 CV e 647 Nm destinato alle Chevy è stato infatti progettato alla Gm Global Propulsion Systems di Torino ed è già impiegato sulle Silverado e Sierra in listino.

Niente funerali, dunque, ma un uso più intelligente delle risorse, con motori puliti di ultima generazione e auto a batteria lasciate a quello che per ora (e per ancora un bel po’) è il loro ambito elettivo, quello urbano.

Sempre ammesso che i costi siano affrontabili da una popolazione che proprio a causa della cosidetta svolta ecologica sta perdendo e perderà in futuro molti posti di lavoro, innescando così una regressione globale che sembra sempre più concreta. Preoccuparsi dell’ambiente è giusto, ma sorvolare con leggerezza sulla sopravvivenza della gente è criminale.

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