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Il futuro, anzi no


Che il mondo dell’auto stia cambiando se n’è accorto anche il gatto.
Si tratta di modifiche sostanziali, che non hanno a che fare soltanto con il passaggio ai motori elettrici, ma mostrano pure importanti risvolti economici.
L’automobile è stata per almeno un secolo l’investimento più importante per una famiglia dopo quello per la casa. E se si considera che nell’arco di una vita le macchine sono spesso più d’una, facendo bene i conti si evince che alla fine la cifra in ballo potrebbe essere comparabile a quella dell’abitazione.

Questo era il passato, ci dicono; oggi le cose sono diverse. Con la crisi continua, il lavoro sempre meno sicuro e i prezzi che al di là dell’inflazione ufficiale salgono inesorabilmente, comprare un’auto è un vero investimento, specie se è un po’ più che utilitaria.
Forse nel resto d’Europa sborsare 30-50.000 euro per un mezzo è accettabile, ma dalle nostre parti è un grosso costo, che finisce per essere solamente alla portata di chi ha diritto a un’auto aziendale (per ora, in futuro si vedrà).
Vi sarete accorti tutti che oggi non si dice più quanto costa un’auto, ma se ne pubblicizza solo la rata mensile, della rateazione o sempre più spesso del leasing o del noleggio

Bene, l’idea di noleggio ha avuto una grande espansione e dal vecchio concetto sono nate le nuove versioni: quelle a lungotermine e quelle a breve o brevissimo; queste ultime in genere dedicate alla città. Ma a dispetto di ogni previsione, le Case con il breve non fanno utili. Le varie versioni di noleggio di mezzi per la mobilità sembrano fare acqua da tutte le parti: a Parigi non c’è più una bicicletta in share: vandalismo e furti hanno costretto le diverse compagnie a ritirarsi.
E anche con le auto le cose non vanno molto meglio: Mercedes e BMW hanno da tempo unito le forze per dividere i costi in salita di Car2go e Drive Now, dando vita a Share Now. Ma non è bastato.

Così i servizi di Share Now si ritirano dagli Stati Uniti. Dal prossimo 29 febbraio il servizio cessa a causa (ufficialmente) “Dell’alta volatilità del concetto di mobilità sul territorio”.
Una débacle vera e propria, quindi, cui si accompagnano anche i ritiri da Firenze, Londra e Brussel allo scopo di concentrarsi “Sulle città in cui il potenziale di crescità e di successo della mobilità innovativa sia maggiore”.

In sostanza, il mood secondo cui il trend della mobilità urbana e interurbana avverrebbe preferenzialmente con mezzi a noleggio si è dimostrato un fake, con costi che hanno una inarrestabile tendenza a salire che non compensa gli investimenti delle Case.

Una volta di più le previsioni social/economiche si sono mostrate errate, ultimo evento di una catena che ne annovera ormai centinaia.
E’ un po’ come per il meteo: i cambiamenti climatici hanno minato l’affidabilità dei modelli matematici di previsione e oggi qualunque forecast che vada al di là di qualche giorno è poco affidabile.

Forse anche i guru dell’economia dovrebbero far tesoro di ciò e iniziare a guardare a ciò che succede con lo sguardo della concretezza. Meno simulazioni e un sano principio di realtà gioverebbero.

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