pubbli

Mille e non più mille

In pieno rush da elettrificazione (che si vorrebbe) di massa, il mondo dell’automobile si scopre poco preparato al cambiamento. Non mi riferisco tanto alle Case, che ovviamente affrontano l’argomento dal punto di vista industriale maturando o acquisendo il know how specifico, ma agli automobilisti, che ragionano tuttora come quelli del secolo scorso.

E non è certo una critica, visto che tra quelli mi ci metto pure io.
L’automobile è nata come strumento di libertà e sviluppo. Negli States ha permesso la creazione delle strade (prima c’erano piste fangose o aride) e ha dato il via alla gigantesca crescita economica del continente. In Europa il ruolo è stato, pur con meno enfasi, lo stesso e troppi si dimenticano di quanto l’intero comparto abbia prodotto in termini di occupazione e, non faccio retorica, credetemi, benessere.
D’altronde è un fatto che dopo quella dell’energia l’industria dell’auto sia la prima per dimensioni.

Ma torniamo al cambiamento. Con le auto elettriche le modifiche richieste alla platea degli automobilisti non si limitano al modo di guidare ma implicano anche un diverso approccio alla vita quotidiana nel complesso, vediamole.

Ho in mente una sorta di tutorial, del tipo di quelli di Walt Disney con Pippo alle prese con le diverse specialità sportive.

Innanzitutto, anche se hai solo una plug-in, devi ricordarti di caricarla ogni volta che puoi. Non c’è bisogno che diventi una paranoia, ma ogni spina disponibile si trasforma in una preziosa occasione, anche di scrocco se è gratis. Ovviamente poi devi avere a casa un modo per fare lo stesso ogni notte. Uso un termine generico perché le opzioni sulla carta sono più d’una, anche se poi la più semplice è quella di collegarla alla rete domestica.

Ma in questo caso attenzione: le batterie sono un formidabile assorbitore di corrente e possono tranquillamente saturare la disponibilità dell’impianto. Nel caso della fornitura più diffusa, quella da 3 kW, la tolleranza è al massimo del 10%, vale a dire 3,3 kW, poi il contatore salta. In soldoni il rischio è quello di entrare in casa, accendere la luce e restare al buio.

Certo, si può aumentare la potenza installata, ma i costi salgono. L’Italia è un Paese strano: qui più consumi più paghi, quindi se metti una rete di maggior capacità pagherai di più ogni kWh.

Mettiamo allora tu non voglia problemi e decida per la wall box, la centralina a 6 o più Kw nel box. Ci sono i costi, oltre che di utilizzo, di installazione, non sempre di poco conto, specie in un condominio. E a proposito di condominio, bisogna chiedergli il permesso. Se non te lo dà, nisba, niente wall box. E visto il tasso di litigiosità vigente in Italia non è un tema da sottovalutare.

Ah, dimenticavo. Bisogna averlo, il box. Dato il numero sterminato di auto parcheggiate per strada non mi sembra una proprietà così diffusa in Italia. Di buttare un filo dalla finestra, comunque, non se ne parla.

Ma andiamo oltre, poniamo risolto il problema casalingo. Vista la costante impellenza della pur parziale ricarica, prima o poi ti tocca connetterti a una centralina pubblica. O almeno tenti di farlo. Primo ostacolo, le auto (quelle convenzionali) parcheggiate proprio lì. Non siamo un Paese di educati e rispettosi e il parcheggio in città è difficile. Quindi mettere in conto che la colonnina non sia accessibile è d’obbligo.
E se invece la trovi ma è occupata da un’altra auto elettrica? Eh beh, allora meglio che te ne cerchi un’altra, perché anche una piccola ricarica richiede ben più del tempo di un caffè.

Mi tocca far presente poi che le centraline installate sono pochine e che anche all’estero le cose non sono molto diverse. Tempo fa è stata riportata la notizia che in UK il numero di colonnine ha superato quello dei distributori. Già, ma un distributore in una giornata serve qualche migliaio di automobilisti, una colonnina al massimo una decina.
Gli ordini di grandezza contano.

Bene, andiamo oltre. Circoli ascoltando musica con una qualità sinora sconosciuta in auto, un plus da non sottovalutare. Sì ma la musica da fuori non si sente, a meno che tu non vada in giro con il volume a palla e i finestrini aperti.

E dato che l’auto di rumore non ne fa, gli altri semplicemente non si accorgono del tuo sopraggiungere. Sì, la UE ha raggiunto un accordo sul livello sonoro minimo prodotto con sistemi vari dall’auto, ma sono rumori che la gente non collega istintivamente a quelli prodotti da un’auto. E non ci fa caso.
Quindi devi mettere in conto un pedone che scenda improvisamente dal marciapede per attraversare; così come la sua faccia atterrita quando si accorge di te. Un nuovo scenario urbano.

Sui viaggi l’autonomia è l’argomento clou. Anche se hai una Tesla e puoi contare sulla rete dei supercharger non puoi far sparire gli altri: andrà tutto più o meno bene finché le auto elettriche saranno una nicchia risibile. Ma in prospettiva la fatica di mobilità avvolgerà tutti, ricchi e meno abbienti.

Non voglio certo fare terrorismo, ma la fase social-economica in cui siamo entrati ricorda, fatte le debite proprozioni, quella dell’alto medioevo. Un mondo fatto di disomogeneità, di enormi differenze economiche e di costume, di cultura che soccombe a superstizioni e false credenze.
C’è pure la riedizione del mille e non più mille: il cambiamento climatico.

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SUI NOSTRI ARTICOLI!

Iscriviti GRATIS alla nostra newsletter, riceverai ogni settimana un aggiornamento con i nostri migliori articoli