CES2020

Automobili?

L’auto sta cambiando, la mobilità 4.0, l’impatto zero. Bla, bla, bla, le sentiamo tutti fino alla nausea ‘ste storie. Descrivono una situazione in rapido cambiamento; putroppo però si sa solo da dove si è partiti, ma non dove si finirà.

Il fatto è che questo cambiamento non è naturale. Non parte da un’evoluzione tecnica o da un diverso bisogno, ma soltanto dalle norme anti-inquinamento promulgate dalla UE, 95 g/km dal 1° gennaio.
Per carità, giuste, in assoluto. Sarei un pazzo a non volere un ambiente migliore, se non per me per mia figlia. Ma migliore è una parola grossa.

Migliore vuol dire viverci meglio, nell’ambiente. Ma non credo che la presenza di auto a batteria possa sostituire gli alberi, vedi le nuove aule del Politecnico che stanno costruendo a Milano abbattendo gli alberi del parco Bassini. Lotta alle auto ma anche alle piante nel capoluogo lombardo, solo business quindi, niente tutela ambientale vera. Il bla, bla bla, di cui dicevo prima.

Ma torniamo alle auto. L’esame dei prodotti presentati al CES di Las Vegas offre un panorama di cosa stia succedendo a livello progettuale nella diverse Case, ma con aspetti sconcertanti.
L’interno della BMW i3 Urban suite, per esempio, con l’abat jour accanto al sedile. Auto o stanza d’albergo?
Quello della Mercedes Vision AVTR un’astronave da Guerre stellari.

Ma soprattutto la platea dei costruttori si sta allargando a iosa. Sony ha presentato infatti la Vision-S concept, che dice di non voler produrre.
Ma intanto era lì.
Fa effetto comunque che proprio l’auto realizzata da un gigante dell’elettronica di consumo sia in definitiva la più convenzionale di tutte.

Lamborghini integra Alexa nel software della Huracan, VW punta agli schermi 3D, Hyundai molla il colpo e passa alla mobilità aerea con il suo quadricottero taxi autonomo.

OK, è una fiera, ma lì si vedono le tendenze. Che sono quanto mai disparate e basate su logiche affatto diverse.
L’auto di domani non c’è ancora, ma di questo passo non ci sarà proprio.
Sarà un’altra cosa? Forse, ma occorre che, qualunque oggetto diventi, risponda ai concreti bisogni di mobilità della gente e non a estrosità da creativi.

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