Exhaust pipes of a car are pictured in Berlin, Germany, Tuesday, Oct. 9, 2018. Due to environment protection reasons the city of Berlin has to introduce a diesel driving ban on several highly frequented roads. (ANSA/AP Photo/Michael Sohn) [CopyrightNotice: Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved]

Ci sono più cose in cielo e in terra…

Non è esagerato scomodare Shakespeare parlando di inquinamento auto. Sono in molti tra i fautori del Diesel a ritenere che la conoscenza, ergo la scienza, possano spiegare tutto a tutti. Tradotto in termini meno trascendenti il concetto suona: far capire alla gente che le sue emissioni sono minori di qualunque altro propulsore e non solo a combustione, considerando l’intero ciclo di vita di un’auto.

Ma come Amleto sostiene, la conoscenza non può spiegare tutto. Non può vincerla sulla malafede, non può evitare di soccombere a un’evoluzione partita da un seme individuato con malizia.

Nel caso specifico, la questione nasce da un test commissionato da un sito belga su due auto alimentate a gasolio Euro 6, dai risultati del quale si evince che le suddette vetture, quando il filtro antiparticolato esegue la rigenerazione, non rispettino i limiti di emissione del particolato durante e per circa mezzora dopo la fine del processo.

La questione del Diesel è sempre più una crociata. Se applichiamo la scienza, con buona pace del grande commediografo, non possiamo che concludere che produca meno CO2 di ogni altro tipo di motore a combustione e che rispetti ampiamente i limiti anche per ciò che attiene gli NOx.

Anche il particolato va bene, normalmente, come e più delle auto a benzina a iniezione diretta (incidentalmente), ma a oggi i cicli di controllo non comprendono le fasi di rigenerazione.
Quindi ogni 500 km circa, quando avvengono, le vetture Diesel possono (ma non è detto sempre) emettere localmente quantità superiori alle norme di polveri fini e ultrafini.

Ma ditemi, qualcuno si preoccupa della salute degli abitanti attorno alle centrali termoelettriche? Ci sono siti che vanno a calcolare particolato e altri inquinanti nelle zone limitrofe? E sì che dovrebbe essere facile, visto che si tratta di oggetti stanziali.
Anche qui si tratta di emissioni localizzate che però, pesate sull’intera area di fornitura, diventano risibili. Lo stesso della rigenerazione dei filtri, ma poco sponsorizzato dalla lobby elettrica, evidentemente.

La verità è che la nostra intera vita si basa sul bilancio tra rischi e benefici. Ogni azione compiamo implica l’accettazione di una contropartita, non sempre gradita ma inevitabile.
Credere ci siano soluzioni a costo zero, modi di produrre energia senza prodotti di scarto, sistemi di mobilità esenti da fattori negativi, è semplicemente impossibile, anzi infantile.

La soluzione aurea non esiste. Ci sono invece diversi approcci che implicano diversi costi. E se il cambiamento climatico rende l’aria del Paese calda e immobile dovremo studiare soluzioni che ci aiutino ad affrontare il problema senza azzerare di colpo la mobilità di milioni di persone, il che implica un pari calo del PIL.

E soprattutto scegliere nuove strade solo e soltanto quando tutti i loro aspetti, anche i più nascosti, siano stati evidenziati ed eviscerati in ogni piega. Applichiamo il concetto agli accumulatori; solo dopo potremo considerarli il sacro Graal.

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