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Le nuove due ruote

Annualmente il Focus2R fa il punto sulla mobilità a due ruote, che comprende sia moto vere e proprie quanto biciclette. Quest’anno lo studio è focalizzato sugli ambiti urbani e sull’attenzione delle amministrazioni al bisogno di alternative all’uso dell’auto in città.
Le due ruote sono da sempre una soluzione che obtorto collo molti automobilisti finiscono per privilegiare nella mobilità urbana, ma in genere non c’è un vero e proprio flusso di scambio tra i due ambiti; inoltre un automobilista può essere pure motociclista, ma non necessariamente ciclista.

Le cose stanno però cambiando molto velocemente con l’avvento della micromobilità che sembra diffondersi prevalentemente tra gli (ex)automobilisti. Il termine generico comprende monopattini, hoverboard, Segway e monoruota, ma i primi sono decisamente più numerosi, basta guardarsi attorno qui a Milano per rendersene conto.
La presa di posizione a più riprese del governo sul tema, che li ha omologati alle biciclette, ha spiazzato le amministrazioni locali, che avevano iniziato una sperimentazione e ora si trovano ad affrontare un ambito già governato per legge, ma di fatto materia mobile. Tutta la cartellonistica installata negli scorsi mesi, per esempio, è ora inutile e superata dalla norma generale; soldi buttati, bravi.

Visto che tutti gli indicatori vanno verso una crescita sostenuta dei monopattini in città, sottospecie più diffusa degli oggetti da micromobilità, occorre chiarire che non sono esattamente l’alternativa più credibile a mezzi pubblici e auto.
Il loro uso è infatti definito in modo un po’ snob come protagonista dell’ultimo miglio, dizione alla yankee del concetto di arrivare vicino dove devi andare con il tuo monopattino a spalla o nel bagagliaio (o dove lo noleggi) e di usarlo per arrivare a destinazione.
Si intravede già il trendy nel fenomeno, una di quelle cose che se non le fai non appartieni al gotha di quelli giusti, quelli 4.0.
Mi tocca quindi fare un minimo di counterpoint sul fenomeno, perché l’uso di un piccolo oggetto i cui movimenti sono rapidi ma per nulla prevedibili e che di sera è quasi invisibile sulla strada non può essere omologato tout court alla mobilità alternativa.

Attualmente (salvo ulteriori modifiche) un monopattino può avere una potenza massima di 500 W, luci di solo ingombro (praticamente per terra e quindi invisibili), un limitatore di velocità a due posizioni, 25 km/h e a 6 km/h. Questo perchè la sua circolazione è consentita solamente nelle zone a velocità massima di 30 km/h, sulle piste ciclabili e nelle zone pedonali; di qui il limite più basso.

Faccio notare la pesante incongruenza con le biciclette, vista l’omologazione d’uso. Ci sono stati infatti non pochi casi di sequestro da parte di solerti agenti di polizia urbana di biciclette elettriche che impiegavano il motore anche senza pedalare, mentre a un monopattino ciò è concesso di default. Anche la potenza del motore è doppia rispetto alle bici, il che fa dei piccoli oggetti potenziali micidiali zanzare che sciamano nel traffico in cerca di autodistruzione, vista la loro intrinseca fragilità.

Non condivido quindi tutto l’entusiasmo generale al riguardo. Se ne compri uno devi fare i conti con un certo peso, intorno ai 15-20 kg; quindi non è proprio comodamente portatile. L’autonomia è al massimo (in un solo caso) di 65 km teorici; il che vuol dire circa trentacinque in pratica. Ah, devi poi portarti in giro anche il caricabatterie, altro peso.
Se hai optato invece per un monopattino in share, devi comunque fare i conti con le ruote, così piccole da risentire di ogni minima asperità.
Visto come sono conciate le strade cittadine e per la generale assenza di piste ciclabili davvero utili, nel senso che vadano da qui a là senza dover transitare su pavé e marciapiedi, sarà un Camel Trophy ogni giorno.

Uno dei soliti pasticci all’italiana, insomma. Dalle nostre parti ci si innamora subito delle novità trendy, ma interpretandole a modo nostro. Non mi risulta ci siano piste che colleghino tra loro zone a 30 km/h.
Siamo certi che non vedremo monopattini sulle strade a tre corsie? Io non ci scommetterei, prima o poi arriveranno anche in tangenziale.
Infine il casco non è obbligatorio, benissimo. Se il trend di diffusione è quello attuale, prevedo emergenze frequenti nei centri traumatologici e non solo tra i monopattinisti, ma anche tra i pedoni travolti.
Benvenuti nella mobilità 4.0.

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