burla

Desideri e realtà

Viviamo una stagione di grandi cambiamenti, molti dei quali concreti e attualmente realizzabili, altri che si vorrebbero indurre ma ancora poco in sintonia con il sentire comune.
In questi giorni la cronaca, l’attualità, tutto insomma, è dominato dal coronavirus, incubo di molti e grande ostacolo (e non solo in prospettiva) all’economia, ma per quanto critica possa essere la situazione attuale, il mondo andrà avanti.

Quindi parliamo di mobilità. La crisi e le forti modifiche in corso alle strutture industriali hanno ridotto per molte famiglie il budget destinato all’auto, questo non vuol dire però che il grosso degli italiani ci voglia rinunciare.
Certo, chi abita in una città cool può anche riempirsi la bocca (ma non le tasche, che invece così tendenzialmente si svuotano) di car sharing, biciclette, mezzi pubblici e monopattini, ma comodità e convenienza di un mezzo privato sono sempre vincenti e, con il contagio in agguato, pure assai più sicure.

La soluzione di compromesso e convenienza è quindi quella dell’usato, specie se garantito e abbastanza fresco. Secondo l’Osservatorio brumbrum, una struttura di statistica e verifica interna alla giovane società che ha introdotto un nuovo modo di trattare il segmento, il 2019 si è chiuso con 3.102.893 passaggi di proprietà a fronte di poco meno di due milioni di auto nuove immatricolate, un incremento dello 0,5% rispetto all’anno precedente.

Ma è interessante vedere come si sono orientate le scelte. In testa troviamo infatti la sempiterna Fiat Panda, seguita dalla VW Golf, altro mito inossidabile del mercato italiano. Da notare però come la piccola smart abbia conquistato il quinto posto appena sopra la Jeep Renegade, altro mito istantaneo della Penisola.

Nella valutazione per regione la prima posizione è sostanzialmente e saldamente ovunque in share tra Panda e Golf tranne per il Lazio, che predilige la smart (e qui immagino che il dato della capitale incida pesantemenete), la Lombardia, che mette in testa la Fiat 500, e il Friuli-Venezia Giulia che sceglie la BMW Serie 1.

Gli italiani dunque, quelli che fanno i conti a fine mese, amano andare sul sicuro e scelgono auto poco costose o resistenti, il cui costo d’esercizio sia affrontabile senza patemi d’animo.

Ma il dato forse più interessante riguarda la distribuzione sulle aree geografiche del Paese per tipo di alimentazione. Non c’è storia: il Diesel nell’usato è ancora la scelta prevalente, con il 61,8% a Nord-Ovest, 68,2 a Nord-Est, 66,2% al Centro e addirittura 75,3% al Sud. Alla faccia di ibride ed elettriche, che superano l’1% solo nel Nord-Est.
Chi deve fare i conti a fine mese si dimostra così assai concreto e non cede alle lusinghe delle innovazioni ad alto costo, d’acquisto e uso. Meglio perciò la strada vecchia, anche se tutti remano contro.

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