General Motors Chairman and CEO Mary Barra and a camouflaged next generation Chevrolet Corvette Thursday, April 11, 2019 in New York, New York. The next generation Corvette will be unveiled on July 18. (Photo by Todd Plitt for Chevrolet)

Il declino di GM

Il quartier generale di General Motors a Detroit

Una volta e, nemmeno tanti anni fa, quando si parlava di General Motors, l’accostamento con i grandi colossi mondiali dell’auto era inevitabile. Anzi per tutti GM era il colosso per antonomasia: aveva fabbriche ai quattro angoli del mondo, marchi di ogni genere e tipo e un’offerta che teoricamente accontentava tutti gli automobilisti del nostro pianeta.

Poi il lento ma inesorabile declino fatto di cessioni, grandi flop e un’attenzione sempre più scarsa di GM verso i mercati, dissero, meno importanti ad eccezione di America del Nord e Cina. E così, dopo aver abbandonato un marchio illustre come Saab e dopo aver sborsato un sacco di soldi nel matrimonio naufragato con Fiat, in tempi più recenti hanno ceduto la Opel ai francesi di PSA.

Come se non bastasse, è arrivata in queste settimane la notizia della progressiva dismissione di tutte le attività (vendite, progettazione e costruzione) dell’affiliata Holden in Australia e Nuova Zelanda, annunciando il ritiro effettivo entro il 2021. Ma non finisce qui perché GM ha ceduto ai cinesi della Great Wall il suo sito produttivo in Tailandia, nazione dove a breve verrà ritirato dal mercato il marchio Chevrolet, anch’esso di proprietà GM.

Un ridimensionamento drammatico che, sempre secondo GM, permetterà all’azienda di focalizzare le sue energie sui mercati più redditizi, abbandonando quelli meno attrattivi, come appunto Europa e Australia.
Di sicuro la contrazione di GM nel corso di questi ultimi anni fa decisamente impressione: dal 2014, anno in cui Mary Barra (nell’immagine di apertura dell’articolo) ha preso in mano le redini dell’azienda, il colosso americano ha progressivamente venduto i suoi gioielli migliori in Europa, oltre ad aver interrotto la vendita del marchio Chevrolet.

Holden Commodore

Poi è uscita dalla Russia, dal Sudafrica, dal Vietnam, dall’Indonesia e dall’India. E ora tocca appunto ad Australia e Nuova Zelanda perché, secondo le dichiarazioni ufficiali, queste cessioni sono indispensabili per liberare le risorse necessarie per permettere all’azienda di affrontare al meglio il nuovo corso della mobilità sostenibile con particolare riferimento alle auto elettriche. Sarà.
A noi però più che un processo di rinnovamento appare come un malinconico, lento e inesorabile crollo di un impero.

P.S.
Poco dopo aver pubblicato questo articolo, da Torino arriva un’ulteriore conferma sullo stato di salute del gruppo americano. GM infatti cede il suo centro Ricerche adiacente al Politecnico alla multinazionale belga Punch Group. Questo centro è una eccellenza a livello mondiale nella ricerca e sviluppo dei motori diesel ed è presente a Torino da 15 anni. Attualmente occupa circa 700 lavoratori.

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