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Semplice, di nicchia, Porsche

Che l’auto come la conosciamo stia tramontando è arcinoto. Interrogarsi sul futuro è il compito di ogni costruttore e nei piani ormai universalmente accettati ci sono due grandi filoni: quello della mobilità, che ci dicono proiettato inderogabilmente verso le auto elettriche, e quello nostalgico/tradizionale, che durerà ancora a lungo ma diventerà fatalmente sempre più una nicchia.

Logico che la nicchia sia riservata a vetture che ne valgano la pena. Niente ostracismo gratuito, ma per avere un ritorno economico con piccoli numeri va da sè che il prezzo debba essere quantomeno consistente, anche se non da supercar. Quindi saranno le sportive a popolare in massima parte questo segmento, le sportive con motore a combustione.
Ma c’è di più. Se fai un’operazione nostalgia 4.0 devi tornare a un prodotto che sia tutto nelle mani di chi guida, un’auto con l’elettronica limitata ai presidi di sicurezza ma non certo invasiva come quella delle vetture più recenti.

E chi meglio di Porsche poteva cogliere questa occasione? Così diventano sempre più consistenti le voci di una riedizione in chiave moderna della 914, la roadster costruita con VW nel 1969, un modello d’ingresso con gli attributi giusti per non sfigurare tra le sportive.
La base sarebbe quindi la 918 Boxster e l’ispirazione la 550 Spyder, quella con cui si schiantò James Dean.
Il 4 cilindri che declassa l’attuale barchetta di Stoccarda potrebbe invece essere l’unità motrice ideale per una entry level destinata durare nel listino in quanto incarnazione del concetto di guida caro ai puristi, condita con poca elettronica di supporto e molto divertimento di guida.

Secondo il capo del design Michael Mauer la possibilità che questa auto sia messa in produzione è concreta, un modello del tutto tradizionale per arricchire il listino con una gamma che si estenda veso il basso (ma non troppo) garantendo le prestazioni Porsche. Bene, l’aspettiamo.

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