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Tesla, le giga-perdite

Che Elon Musk sia un surfer della borsa lo sappiamo da tempo. Il vulcanico imprenditore è infatti abilissimo a sfruttare tutte le onde del mare dell’economia, che in quanto non-scienza è soggetta a umori e paure come e più della gente comune.
Ma qualche volta gli eventi prendono una piega che nemmeno il tycoon è in grado di gestire.

E’ il caso dell’epidemia di coronavirus che coinvolge ormai l’intera Cina, con pesanti strascichi e possibili contagi anche dalle nostre parti. Per arginarla le autorità locali sono intervenute con misure draconiane, che hanno pesantemente rallentato la produzione industriale a causa dell’obbligo di stare a casa per le maestranze.

Anche la Gigafactory di Shanghai è stata coinvolta nel blocco e la produzione locale è vicina all’arresto. Nello stabilimento da 2 miliardi di dollari sino a poco tempo fa si costruivano 3.000 auto la settimana, ma oggi il target di 500.000 vetture entro l’anno sembra irraggiungibile, minando così il conseguimento del previsto obiettivo di profitto.

L’esito di tutto ciò è stato il tonfo in borsa del 5 febbraio, uno dei più profondi degli ultimi anni, che ha visto il titolo Tesla scendere del 17,18% in una sola seduta, a pochissima distanza dalla débacle del 2012, quando perse il 19.3%.

Certo, Musk è abituato a questi saliscendi, ma di fatto la Cina è il suo miglior mercato e la battuta d’arresto dell’economia locale può avere conseguenze devastanti sul suo intero fatturato.
Ci sono già agenzie di rating che hanno rivisto l’outlook azionario, consigliando una politica di attesa mentre la situazione evolve.

Ci auguriamo tutti che l’epidemia venga contenuta e che questo pericolo incombente cessi, ma sembra sempre più chiaro che l’economia mondiale subità pesanti contraccolpi da questo evento, tali da spiazzare anche i più spregiudicati speculatori come l’imprenditore sudafricano.

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