piattaforma petrolifera (Agenzia: corbis)  (NomeArchivio: 5531_q2p.JPG)

C’era una volta l’oro nero…

E’ davvero un momentaccio, un periodo di grande incertezza e di potenti turbolenze finanziarie su tutti i mercati mondiali. Così, mentre il Coronavirus sta drammaticamente dominando la scena, un altro evento certo molto meno grave, ma finanziariamente rilevante, in queste settimane scuote le borse del nostro pianeta: la guerra commerciale tra Arabia Saudita e Russia. Il motivo del contenzioso è ovviamente il petrolio, di cui Riad e Mosca sono tra i principali produttori insieme agli Stati Uniti.

Uno scontro durissimo che ha fatto crollare il prezzo del greggio del 30% in poco tempo, secondo una percentuale che non si registrava dai tempi della Guerra del Golfo. Crollo che ha avuto un parziale effetto alle pompe di benzina, con un piccolo calo generalizzato dei prezzi dei carburanti.
Ma perché si è scatenata questa guerra?

Innanzitutto qualche numero. Con una produzione di petrolio di circa 20 milioni di barili al giorno (su 90 milioni di barili giornalieri), Arabia Saudita e Russia sono, come detto, tra i produttori principali. E i due grandi protagonisti della scena, appunto i sauditi e i russi, negli ultimi anni hanno cercato di mantenere il controllo mondiale del mercato, mantenendo i prezzi su livelli piuttosto bassi. Per due ragioni. La prima, perché, così facendo, miravano a estromettere dal mercato il petrolio di estrazione statunitense, che ha costi di lavorazione più alti rispetto a Arabia Saudita e Russia. E poi, in prospettiva, per non patire in modo eccessivo il calo della domanda a seguito di quello che si presume sarà il progressivo aumento delle auto elettriche nei prossimi anni.

Questo tacito accordo tra i due Paesi ha funzionato per anni permettendo all’Opec l’organizzazione dei Paesi produttori di petrolio, di mantenere il prezzo del greggio tra i 50-70 dollari/barile. Da qualche settimana però, anche a causa del forte impatto sociale del coronavirus che ha bloccato economia e consumi, Riad ha proposto di ridurre la produzione per mantenere in equilibrio i prezzi, bilanciando domanda e offerta. Ma la Russia si è opposta, il banco è saltato, e si è innescata la ritorsione dei sauditi che ha subito tagliato i prezzi alla pompa, annunciando l’aumento della produzione. Ecco perché le quotazioni del petrolio sono scese in questi giorni del 30% toccando più o meno i 30 dollari al barile. Un prezzo “stracciato” che giustificherebbe la caduta dei prezzi dei carburanti alle pompe di benzina. Bello vero? Peccato però che questo crollo non avverrà mai. Salvo miracoli. Si accettano scommesse….

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