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Il bello delle svedesi

C’erano una volta le Volvo, quelle auto svedesi un po’ cassoni ma molto, molto sicure. Nel tempo le cose sono però cambiate. Negli anni ’90 ecco le 850, che con il loro 5 cilindri trasversale hanno risalito la china prestazionale rispetto alla concorrenza, collocandosi anche vicini al vertice con le R destinate al campionato inglese BTCC. Nel 1999 la vendita alla Ford e una decina di anni dopo il passaggio ai cinesi di Geely.

Oggi le auto del gruppo hanno mantenuto il tocco stilistico nordico e la tradizionale attenzione alla sicurezza, ma si sono anche allineate alle linee guida dominanti per le vetture del segmento, acquisendo con certi modelli una verve che le mette in diretta competizione con le protagoniste tedesche.
E’ il caso di questa V60 T6 Twin Engine Momentum, station elegante da 4,761 m che si propone con la sua ridotta altezza da terra in un mercato dominato da Suv e affini.

In effetti l’auto è davvero bassa e te ne accorgi salendo (o scendendo) a bordo, operazione non sempre agilissima per i meno atletici. Lo spazio a bordo però è ampio sia davanti sia dietro, anche se il tunnel centrale della trasmissione determina una specie di incapsulamento di tono vagamente aeronautico che limita la mobilità laterale, tipo se devi cercare qualcosa nel cassettino portaoggetti sulla destra. Parlando di spazio, il vano bagagli ha una capacità di 529 litri, sufficienti alle necessità di una famiglia, con il vano sottostante dedicato ai servizi ma i cavi per la ricarica (uno per quella domestica, l’altro per quella veloce), pur dotati di un sacco contenitore, senza un alloggiamento specifico; problema peraltro condiviso in pratica da ogni elettrica o ibrida plug-in.

Il posto guida è ben realizzato, il volante di giusto diametro a tre razze con i comandi sulla razza sinistra per il controllo di velocità (intelligente) e sulla destra per un azionamento a tendina nel cruscotto che gestisce telefono, impianto audio e computer di bordo. Il quadro è limitatatamente configurabile (nel senso che le diverse opzioni si somigliano tra loro) con un’estetica convenzionale anche se è totalmente TFT.
La plancia lineare ha un profilo in alluminio spazzolato che incornicia inferiormente lo schermo centrale posto in verticale (tipo Tesla o McLaren, per intenderci), dal quale si comanda tutto, clima compreso, soluzione molto in voga ma che ritengo meno pratica di un azionamento dedicato vecchio tipo.

Nella consolle centrale il comando rotativo per l’avviamento, quello a cilindro pure rotante per la modalità di guida e la leva del cambio automatico a 8 rapporti. A lato un vano portabicchieri e dietro un poggiabraccio/cassettino portafermagli, che definisco così per la capacità del tutto virtuale a dispetto della larghezza del cuscino. In effetti su questa Volvo non c’è spazio per riporre gli oggetti, piccoli e non, da nessuna parte, a meno di non stivarli nel cassettino o nelle tasche delle porte.
I sedili sono abbastanza conformati ma assai rigidi e hanno la regolazione elettrica per le sole altezza e cuscino lombare; la posizione di guida è però buona grazie anche alla regolazione in profondità e altezza del volante.

La T6 è una ibrida Plug-in, percorre in modalità puramente elettrica circa 45 km fino a oltre 100 km/h con un pacco batterie da 11,6 kWh che si ricarica in qualche ora da una presa domestica. Il gruppo propulsore è composto da un quattro cilindri di 2 litri da 253 CV a 5.500 giri e 400 Nm tra 1.500 e 5.000 giri che agisce sulle ruote anteriori e da un motore elettrico da 87 CV e 240 Nm che spinge quelle dietro. Volvo ha abbandonato da tempo i suoi 5 e 6 cilindri in favore di architetture a 3 e 4 cilindri, come questa unità. Il motore è comunque sofisticato: dispone infatti di un doppio sistema di sovralimentazione che unisce un compressore volumetrico e un turbo, come sulle VW di qualche anno fa. Il primo agisce fino a 3.000 giri, quando una frizione elettromagnetica lo disconnette per lasciare il compito a un turbocompressore di generose dimensioni; il motore elettrico contribuisce all’erogazione.

Salendo a bordo si nota subito l’abitudine nordica alla sicurezza, alcune azioni base devono essere infatti confermate: per esempio per passare dal folle alla marcia avanti occorre spingere due volte la leva. Selezionata la modalità di guida preferita tra Hybrid (quella di default), Pure (solo elettrica), AWD e Power, l’auto si avvia silenziosamente.
Devo dire però che la V60 è sempre un po’ autonoma; mi spiego. Esci dal box con la carica completa e vuoi sfruttare quei 45 km elettrici per risparmiare; bene. Ma se, per esempio, c’è una rampa in salita da percorrere e spingi un po’ troppo sull’acceleratore, il motore a benzina si accende e resta acceso abbastanza a lungo, indipendentemente dal fatto che avessi selezionato la modalità Pure. Stranezze della gestione elettronica delle unità motrici.

La spinta del motore elettrico è sempre corposa e ben modulabile, Volvo ha scelto poi di evitare la formula one pedal, quella che appena molli il gas l’auto frena; condivido. E’ molto più intuitivo agire sul freno se vuoi rallentare, mentre così puoi sfruttare pienamente l’abbrivio di un’auto che si mostra subito eccezionalmente scorrevole.
La V60 è brillante e spinge con decisione: lo 0-100 si fa in 5,4 secondi quando interviene anche il potente motore a benzina, che ha una sonorità iniziale curiosa (dovuta al volumetrico) e una erogazione di coppia un po’ da Diesel, cioè favorevole già da basso regime, comunque ben sfuttata dal cambio automatico Aisin a 8 rapporti. Nel caso voleste indugiare alla guida sportiva tenete presente però che la selezione manuale avviene con poco pratici movimenti laterali della leva, mentre mancano del tutto le ormai usuali palette al volante. Se ne deduce che la guida manuale non sia tra le opzioni predilette.

Comunque, voglio metterla alla prova. Imposto il driving mode su Power e giù con il piede. Il motore è potente e gratificante; le salite di giri sono rapide, ma non altrettanto l’azione del cambio, che si mostra più turistico che sportivo. Usarlo in manuale, come dicevo prima non è né facile né pratico e si finisce per lasciarlo in automatico, anche se in tal caso spesso i regimi di passaggio non sono quelli ottimali.
Anche la vettura non ha quell’assetto sportivo che i pneus 235/45 18″ potrebbero lasciare intendere: i coricamenti sono accentuati e i 2.061 kg complessivi si avvertono nettamente nelle frenate, ove occorre usare a fondo l’impianto, peraltro resistente al fading.
Ma soprattutto manca quella precisione di traiettoria che bisogna avere se si va forte, anche perché lo sterzo stesso non è abbastanza preciso da dare la confidenza richiesta; ben presto si capisce quindi che è meglio usare la potenza per sorpassi sicuri e rapidi e adottare una guida veloce ma rilassata, quella che con la T6 rende di più.

Inoltre, spingendo il consumo aumenta parecchio, mentre tornando alla taratura ibrida si ottengono buone economie d’uso. Il comfort di marcia è comunque assai buono; ovviamente assai maggiore in modalità puramente elettrica, anche se la rigidezza dei sedili può indolenzire nei lunghi percorsi.
La Volvo V60 T6 resta dunque un’auto adatta a distinguersi più che una sportiva di razza, con un posto sempre di primo piano ove contino stile ed eleganza.

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