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Colpi di coda

La crisi che dovremo affrontare sarà dura e globale come non se n’è mai vista una. Ne consegue che, speculazione e smania di potere permettendo, saremo un po’ tutti sulla stessa barca. Occorreranno perciò collaborazione e disponibilità, concetti enunciati spesso ma che difficilmente trovano applicazione concreta.
Attenti quindi a non ricadere nel tranello delle lobby, sempre pronte a deformare la visione della realtà a loro vantaggio.

Mettiamo assieme alcuni fatti. Prima del blocco l’ambiente era messo male, dicono. Così male che in due mesi la natura è rinata, ce ne stiamo accorgendo tutti. Tanto che forse più avanti, anche in Europa (non in Africa), si dovrà forse imparare di nuovo a difendersi, dalla natura.
OK, l’accumulo di CO2 non è eliminabile in breve tempo e le variazioni climatiche ce le dobbiamo tenere, ma è indubbio che ci sia l’occasione di trovare una convivenza intelligente tra noi e il resto del mondo. Anche su deforestazione e plastica occorre un ripensamento. Forse Bolsonaro cambierà idea dopo l’epidemia, visto che in Brasile ci sarà lavoro anche senza devastare l’Amazzonia, mentre eliminando la cultura dell’usa e getta si possono ottenere grandi risultati.

Ma arriviamo al settore dell’auto e al suo futuro. Mai come ora è incerto, non già nella sua utilità, che prenderà nuovo vigore dalla pandemia, ma nel come chi ci governa legifererà in proposito.
I finti fanatici (ma veri lobbisti) sono già partiti all’attacco per una nuova caccia alle streghe: in un contesto urbano in cui i mezzi pubblici sono all’angolo per questioni di contagio, fioriscono gli amministratori (?!) che intendono rilanciare improbabili alternative verdi, come se la messa in comune dei mezzi non fosse anch’essa veicolo per il virus.
La solita malafede, il solito fare i conti sulla pelle degli altri stando al sicuro, il solito insopportabile atteggiamento radical chic.

Se dobbiamo ripartire si devono eliminare questi colpi di coda. Ammesso che ci siano i soldi per ripensare un ambito urbano, è ora di farlo in modo realistico, prendendo finalmente atto che le auto esistono e sono utili, ma soprattutto che non sono un pericolo per l’ambiente.
Non sono i grandi emettitori di polveri che hanno cercato truffaldinamente di farci credere per anni, non aumentano in maniera sensibile le emissioni di anidride carbonica, hanno anche poca influenza sugli ossidi di azoto.

Ci hanno bombardato di pilotate tesi catastrofiste per anni, facendo dell’automobile un capro espiatorio per ogni male, ma solo per favorire l’emergere di una nuova casta di potenziali padroni, fintamente democratica ma pronta a controllarti con le app.

L’ambiente pulito piace a tutti, ma non è trasformando in una magica soluzione il proprio crudo business che si ottiene il risultato.
Il mondo ha bisogno di risorse nuove e pulite, ma in tutti i sensi.

Mobilità fa rima con libertà ricordiamocelo.

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