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Crolla il mercato auto

Per l’auto e per l’intera filiera connessa a questo mondo la situazione si fa sempre più difficile. Per non dire quasi insostenibile. Le immatricolazioni in Italia sono diminuite dell’86% a marzo, poiché come tutti sanno l’attività di vendita si è bruscamente interrotta per via delle chiusure e delle restrizioni a causa dell’epidemia di coronavirus.

Lo comunica l’UNRAE nel consueto report mensile dedicato all’andamento del mercato in Italia. A marzo dalle concessionarie sono uscite appena 28.057 unità. In pratica nulla. E consola poco sapere che anche gli altri Paesi europei coinvolti dall’epidemia stanno soffrendo, più o meno, la stessa emorragia (in Francia ad esempio il mercato è calato del 72%).

Secondo l’UNRAE, in particolare nella figura del presidente Michele Crisci, se i blocchi e i divieti venissero revocati alla fine di aprile – nella migliore delle ipotesi – le vendite caleranno a fine anno del 32%, attestandosi a 1.310.000 unità circa. Nel caso la quarantena si allungasse ulteriormente, si faticherà a raggiungere il milione di unità vendute.

Uno scenario devastante. Per tutti. Ecco perché Crisci chiede urgentemente misure di soccorso al Governo, ad iniziare da sostegni economici ancora più concreti. Così ad esempio per cercare di far salire la domanda, le proposte dell’UNRAE puntano su un allargamento degli ecobonus: innalzando il tetto degli incentivi per quelle vetture con emissioni di CO2 da 21 a 60 grammi per chilometro, introducendo nel contempo un’altra fascia da “premiare” con sconti e agevolazioni: quelle per intenderci che emettono da 61 a 95 g/km.

Analogamente dovrebbero essere introdotti incentivi consistenti anche per le auto aziendali. Crisci ha inoltre affermato che per ottenere qualche risultato positivo queste misure dovrebbero durare almeno fino alla metà del 2021 per un peso di circa 3 miliardi di euro.

Questo, molto sinteticamente, è quanto. Non ho competenze per addentrarmi in complicate analisi finanziarie. Mi preme solo sottolineare che per l’auto pur avendone passate di tutti i colori, questa volta la faccenda si sta facendo tremendamente seria. Una crisi che mette paura e che peraltro, al di là dell’ineluttabile tsunami legato al coronavirus, credo abbia diversi “padri” più o meno responsabili. Sempre molto sinteticamente mi riferisco alle scelte spesso discutibili di questi ultimi anni dei grandi costruttori, che hanno smesso di presidiare aree o motorizzazioni ancora vitali per cercare la quadratura del cerchio, al grande tuffo nel buio verso il fenomeno “green” (?) delle full electric. O ancora la grande confusione legislativa che regna a Bruxelles nell’ambito delle nuove norme antinquinamento. E ora il coronavirus che sta drammaticamente amplificando questi segnali di disagio.

Cosa riserverà il futuro? Ovviamente nessuno lo sa: di sicuro il mondo dell’auto non sarà più quello di prima.

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