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Perseverare diabolicum

Difficile far finta che le cose stiano andando bene. Pur con tutta la buona volontà c’è la triste conta giornaliera di chi non ce l’ha fatta a ricordarci in quale pessimo periodo stiamo vivendo. Ma bisogna guardare avanti e impostare da subito una ripartenza. Poiché tuttavia con la chiusura improvvisa di ogni attività sono saltati tutti i parametri di riferimento, pensare a come riprenderci la nostra vita è sì d’obbligo, ma richiede anche una riflessione critica e lucida su ciò che ci aspetta.
Non mi permetto di ipotizzare parabole su argomenti che non conosco abbastanza, quindi mi limito al mondo dell’automobile, peraltro tra i più colpiti dalla crisi virale.

Dal governo arrivano un po’ a sprazzi echi intenzionali sul futuro, uno di quelli che più mi ha colpito proviene dal ministero dell’ambiente e propone un incentivo di 15.000 euro per l’acquisto di auto elettriche.
Bene, allora esaminiamo la situazione. Ci troviamo nel bel mezzo di una pandemia come il mondo non ricorda, una crisi mondiale che ha già travolto oltre alla salute anche l’economia globale, che cerca faticosamente di trovare qualche riferimento per non soccombere.
L’occasione di cambiare le regole del gioco è certamente ghiotta e i puri di spirito possono anche farci affidamento, ma sono dati certi tanto la sopravvivenza della speculazione, immune a ogni malanno, quanto la ricerca di un profitto che nel dopo crisi sarà portata avanti con verosimile spietatezza.

A inizio anno e particolarmente in Italia, l’automobile era al centro di polemiche e attacchi multilaterali sulle sue pericolosità e inutilità, alla luce della situazione dell’inquinamento da polveri in Valpadana e della congestione di un traffico lasciato crescere quasi ad arte senza fornirgli nuove vie di comunicazione, per pura scelta.
Ma ora le cose sono molto diverse. Fino alla disponibilità di un vaccino il trasporto pubblico fronteggerà una vera e propria débacle, troppo pericoloso in termini di contagio. D’altro canto la prova indiscutibile che le polveri non dipendano in maniera determinante né dal trasporto né dall’industria è ormai più che evidente.

Ne consegue che all’auspicabile ripartenza del Paese sarà proprio il mezzo privato ad assicurare contatti e scambi. Staremo a vedere se il piano di assistenza a imprese e singoli sarà tale da non provocare un collasso globale, ma anche nella migliore delle ipotesi è lecito prevedere che in tasca non ci si troveranno grandi capitali e che la disponibilità a utilizzarli sarà dosata con il contagocce.

Quindi, e vengo al titolo, continuare sul percorso dell’elettificazione mi sembra una follia. Intanto vorrei proprio sapere dove andranno cercare i fondi per un incentivo così corposo, spero non con nuove tasse, che dopo una crisi epocale sarebbero quantomeno improvvide.
Ma soprattutto tutta la catena dell’elettrico si è interrotta e forse non si potrà più ripristinarla per molto tempo a venire. Per non parlare della rete, inesistente e quindi inutile a garantire percorrenze effettive.
Chi si trova ai posti di comando ha il dovere di essere realista e di coniugare le scelte del Paese con le contingenze. Un ideale aprioristico di pulizia dell’ambiente non può quindi prescindere da un esame della realtà che è stato a oggi l’unico lato positivo dell’epidemia.

Continuare a proporre schemi che il covid 19 ha reso superati con un bagno di coscienza collettivo è perciò inutile, anzi dannoso.
E prima lo si capisce, meglio è.

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