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Benedetta ricarica…..

Orientarsi nelle giungla dei sistemi di ricarica per le auto elettriche non è facilissimo. Una difficoltà che talvolta rende ancor più complicato il rapporto con le full electric

Ricariche lente, ricariche veloci, ricariche velocissime. E poi ancora wall box, rete domestica, costi variabili, costi fissi. Orientarsi nella giungla delle auto elettriche spesso si rivela un vero e proprio rebus. E le domande che si pone un possibile acquirente sono tante e non tutte trovano una risposta semplice. Che cosa si deve fare per ricaricare la propria elettrica nel condominio? Come si accede agli sgravi fiscali e, più banalmente, quanto costa davvero l’elettricità?

Negli spostamenti quotidiani, chi usa un’elettricapuò ricaricarla nelle stazioni pubbliche o private ad uso pubblico, come centri commerciali, alberghi e via discorrendo.

Le opzioni per le cosiddette ricariche domestiche sono: installare un punto di ricarica in una casa indipendente è semplice, ovvio, ma che cosa succede in ambito condominiale? Gli scenari sono diversi.

Così se si dispone di un box, si può far installare un contatore elettrico intestato a un soggetto privato: bisogna poi inoltrare la comunicazione scritta all’amministratore di condominio, il quale si limiterà a prendere atto della decisione, visto che non servono autorizzazioni. Se invece l’attacco è collegato alla linea condominiale, l’amministratore dovrà stabilire la quota delle spese da sostenere e farà installare un contatore per addebitare i costi al singolo condomino che la usa.

Ma la ricarica può essere anche trovarsi in un’area condominiale comune. In tal caso la domanda scritta con progetto allegato dovrà essere sottoposta all’autorizzazione dell’assemblea condominiale.Va da sé che i condomini che non ne usufruiscono sono esonerati da qualsiasi tipo di spesa.

Nel caso in cui trascorsi tre mesi dalla presentazione della richiesta, l’assemblea non dà il suo assenso, il singolo (o il gruppo di condomini) può comunque installare i punti di ricarica a proprie spese, purché non danneggi le parti comuni, non alteri la sicurezza e non ostacoli altri comproprietari nell’uso delle parti comuni. Quanto agli sgravi fiscali, fino al 31 dicembre 2021 si ha diritto a una detrazione fiscale del 50% delle spese sostenute per l’acquisto e la messa in opera del punto di ricarica fino a un massimo di 7 kW. La detrazione viene calcolata su un tetto massimo di 3.000 euro: la detrazione fiscale può arrivare perciò fino a 1.500 euro.

Capitolo costi. Il prezzo medio dell’energia elettrica ad uso domestico, tra il 2019 e il 2020, è compreso tra 0,16 e 0,22 euro per kWh. Facendo un rapido calcolo, un pieno con un paccobatterie da 50 kWh costa tra gli 8 e gli 11 e euro. Considerando un consumo medio di circa 6 km a kWh, la spesa per percorrere 100 km è compresa tra i 2,70 e i 3,70 euro.

E’ utile ricordare che è obbligatorio prevedere l’installazione di punti di ricarica negli edifici di nuova costruzione. L’obbligo si applica agli edifici residenziali con almeno 10 unità abitative.

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