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Cosa guideremo nel 2040?

Uno studio del Politecnico di Milano ripreso dal sito MoDo della Volkswagen ipotizza una serie di scenari sulle auto dei prossimi 20 anni. E i risultati dicono che...

Una delle classiche domande che molti si pongono è: che tipo di mobilità avremo tra 20 anni? Come ci muoveremo nei prossimi due decenni? Quesiti che trovano risposte di ogni genere che in alcuni casi sono frutto di studi accurati come quello dell’Osservatorio Smart & Connected Cars della School of Management del Politecnico di Milano e pubblicata sul sito MoDo della Volkswagen dedicato appunto al futuro dell’auto in chiave eco sostenibile.

Nello studio si pone l’accento sul fatto che i servizi connessi a bordo offriranno nuove opportunità, mentre i sistemi di assistenza alla guida miglioreranno la sicurezza, parallelamente alla diffusione dell’uso condiviso del mezzo. A questi cambiamenti si aggiungerà ovviamente anche il passaggio verso l’auto elettrica.

E l’Osservatorio Smart & Connected Cars, del Politecnico di Milano, ha proprio lo scopo di analizzare e interpretare lo sviluppo nei prossimi anni delle cosiddette auto intelligenti.In generale nel 2019 il mercato italiano delle Connected Car (banalmente i veicoli connessi alla rete internet) è cresciuto del 14%, raggiungendo un valore di 1,2 miliardi di euro: le auto connesse a fine anno erano 16,7 milioni, ossia il 42% del parco circolante. Il 63% di questi (10,5 milioni) ha a bordo una “scatola nera” che localizza il veicolo e registra i parametri di guida soprattutto per scopi assicurativi. Il maggior incremento è comunque dovuto all’installazione della SIM (+47%, 2,2 milioni di unità) o ai vari sistemi Bluetooth (+33%, 4 milioni di unità).

La connessione insomma è sempre più importante e nei prossimi anni crescerà ancora per l’obbligatorietà di alcuni dispositivi, come ad esempio la chiamata automatica di emergenza o, dal 2022, la presenza per legge di sistemi di assistenza alla guida quali la frenata automatica di emergenza e il dispositivo per il mantenimento di corsia.

Proprio i sistemi di assistenza alla guida (ADAS) sono tra le tecnologie più apprezzate dagli utenti, e la loro progressiva integrazione avrà effetti positivi sulla sicurezza stradale con una riduzione stimata degli incidenti tra il 28 e il 31% per quei veicoli dotati di frenata automatica, sistema di mantenimento corsia e monitoraggio degli angoli ciechi. Il risparmio che ne deriverebbe è di circa 3,3 miliardi di euro all’anno.

Secondo il team del Politecnico tra 20 o 30 anni le auto saranno più piccole, alimentate dall’elettricità e avranno guida autonoma e proprietà condivisa. Tra queste peculiarità quella che avrà maggior successo sarà l’ultima, che porterà alla larga diffusione dei robotaxi (o taxi a guida autonoma).

Dal punto di vista tecnico passare dal livello 3 di guida autonoma, ora disponibile su diversi modelli del Gruppo VW, ai successivi 4 e 5, le auto dovranno essere capaci di dialogare con tutte le infrastrutture che le circondano.

A tal proposito saranno importanti le connessioni V2X che permetteranno alle auto di condividere in tempo reale i dati registrati dai sensori di bordo che andranno ben oltre il campo visivo degli automobilisti. Questo scambio continuo di dati tra tutti i veicoli circolanti renderà la mobilità più sicura, sostenibile ed efficiente.

Sempre entro il 2030 l’Anas vuole trasformare 3.000 km di strade italiane in percorsi “intelligenti”, che consentiranno ai veicoli che le percorrono di dialogare tra loro e con le infrastrutture. Da sottolineare inoltre che moltissimi comuni italiani alla fine del 2019 avevano già avviato (o stavano) per avviare progetti di Smart Mobility. Ad oggi solo il 9% dei comuni principali non ha ancora avviato alcun tipo di progetto Smart.

I principali obiettivi di questi progetti sono la sostenibilità ambientale (28%), il miglioramento dei servizi esistenti (24%), la sicurezza stradale (14%), Le applicazioni al momento più diffuse riguardano la mobilità elettrica (21%), i servizi di sharing (18%), la gestione dei parcheggi (16%) e quella del traffico (14%).

La strada a quanto pare ormai è tracciata e segue binari precisi. Come, quando e con quali criteri si svilupperanno queste nuove tecnologie è difficile dirlo. Di un fatto però siamo certi: l’auto di domani sarà tutt’altra cosa rispetto agli standard cui siamo stati abituati in questi anni. Al punto che, forse, non la chiameranno più nemmeno automobile.

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