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Quale futuro per la 500?

Al momento non ci sono conferme di alcun tipo, ma la notizia che circola in questi giorni mette in allarme l'industria dell'indotto italiano. La futura piattaforma destinata alle nuove segmento B potrebbe essere quella di PSA.

In queste calde giornate d’agosto dedicate alla pausa estiva, in Italia, come sempre peraltro, circolano notizie di ogni genere e tipo. E non sempre positive. Come quella che abbiamo appreso dal Corriere della Sera e che sta turbando i sonni di chi lavora nell’indotto torinese dell’auto, un comparto di un migliaio di aziende che dà lavoro a quasi 60 mila addetti. Bene, queste aziende producono componentistica destinata a vari colossi delle quattro ruote, anche se il gruppo più importante in termini di fatturato resta sempre FCA.


Ebbene qualche giorno fa una lettera del gruppo italo americano avvisa queste aziende che il progetto di piattaforma della futura segmento B è stato interrotto. Nella lettera si invitano i fornitori a cessare immediatamente ogni attività di ricerca e sviluppo al fine di evitare ulteriori spese. Un cambio di rotta improvviso e che riguarderebbe in primo luogo le forniture dello stabilimento di Thychy in Polonia dove FCA realizza la Fiat 500 e la Lancia Ypsilon.

Ebbene l’idea per il futuro sarebbe quella di di utilizzare la piattaforma di produzione PSA, il nuovo partner di FCA. In una nota FCA ha precisato che questa operazione non ha nulla a che fare con la fusione in atto tra i due gruppi: è una normale joint venture industriale su cui, peraltro, l’azienda non fornisce ulteriori dettagli. Va anche aggiunto che da ambienti vicini al Gruppo trapela la precisazione che ai fornitori italiani sarebbe stato chiesto di lavorare su componenti per una nuova linea di assemblaggio.

Questo potrebbe significare che il passaggio da una piattaforma all’altra potrebbe non avere ripercussioni per l’indotto italiano. Insomma si tratterebbe di un normale avvicendamento industriale che non comporterà necessariamente tagli alla catena produttiva. Ciononostante nell’ambiente dell’indotto nostrano qualche timore resta anche perché, si dice, sarà molto difficile trasferire sulle nostre linee l’intero know-how francese.

E poi non si può negare che il baricentro del neo gruppo Stellantis (nome dato al colosso nato dalla fusione di PSA con FCA) si sposterà inevitabilmente in direzione di Parigi. Anche perché a guidare queste aziende sarà Carlos Tavares, già Ceo di PSA, mentre John Elkann sarà presidente.

Un futuro ancora troppo difficile da decifrare con chiarezza. In ogni caso la decisione sulla piattaforma polacca non dovrebbe avere ripercussioni sul prestito da 6,3 miliardi di euro erogato a FCA da Intesa Sanpaolo con la garanzia della Sace (lo Stato), prestito ottenuto a fronte dell’impegno del gruppo di utilizzare i fondi per produzioni e indotto italiani.

Una clausola che peraltro non cancella tutti i dubbi e le incertezze. Perché FCA si è impegnata a non spostare all’estero otto progetti su dieci. Ma è una promessa che varrebbe solo per le versioni attuali e non per quelle dei prossimi anni. O, meglio ancora, non per tutte. Non resta che attendere. Sperando che alla fine prevalga il buon senso e, soprattutto, si tenga conto della riconosciuta qualità della componentistica Made in Italy.

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