Mercedes-Benz Plug-in Hybridmodelle von A-Klasse bis GLE.

;Kraftstoffverbrauch gewichtet 2,6-1,1 l/100 km, C02-Emissionen gewichtet 59-29 g/km, Stromverbrauch gewichtet 25,4-14,8 kWh/100 km*

Mercedes-Benz plug-in hybrid models, from A-Class to GLE.;Weighted fuel consumption 2.6-1.1 l/100 km, weighted CO2 emissions 59-29 g/km, weighted power consumption 25.4-14.8 kWh/100 km)*

Full electric: Mercedes frena

Il gruppo tedesco posticipa di mesi il debutto della EQB elettrica. Colpa della pandemia e del clima di grande grande incertezza che regna sull'auto

Secondo alcune indiscrezioni attendibili, riprese dal periodico britannico Autocar, la Mercedes avrebbe deciso di posticipare a 2021 inoltrato il debutto dell’EQA, compatto crossover elettrico del quale si erano viste alcune immagini camuffate nel corso dello sviluppo della vettura nello scorso mese di marzo. Una novità che Mercedes aveva intenzione di lanciare dopo l’estate per poi metterla in vendita entro la fine dell’anno.

A sconvolgere i piani, ovviamente, ci ha pensato la pandemia di coronavirus: la casa tedesca starebbe ora riorganizzando le attività di sviluppo e produzione delle elettriche, anche per le difficoltà nell’approvvigionamento dei pacchi batterie. La nascita del nuovo modello verrebbe perciò posticipata di oltre sei mesi.

L’auto è basata principalmente sull’attuale crossover GLA e si posizionerà nella fascia di mercato della Volkswagen ID 3. Da segnalare anche che tra i mutamenti organizzativi per le elettriche di Mercedes c’è anche il veloce cambio in corsa del luogo di produzione della prossima EQB (Suv compatto elettrico) che avrebbe dovuto essere assemblata ad Hambach dove si producono, teoricamente fino al 2022, le smart.

Tuttavia nelle ultime settimane Mercedes avrebbe deciso di vendere lo stabilimento a Ineos (un colosso della petrolchimica) che ad Hambach realizzerebbe la sua nuova 4×4 Grenadier.
Le future EQB nasceranno perciò nell’impianto di Rastatt, dove si realizzerà anche la EQA.
La situazione insomma è fluida e cambia da un mese all’altro: colpa della pandemia, certo, ma è anche un segnale tangibile della grande cautela con cui si muovono i big dell’auto. La posta in gioco è altissima e anche un solo errore potrebbe costare perdite di miliardi di euro.

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