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Guidi e ridi….

Ogni test con l'Alfa Romeo 4C è una piacevole immersione in un mondo di pura emozione. Un mondo di sapori antichi e di passione autentica, quando le auto si guidavano più con il cuore che con la ragione. E ti facevano divertire

Personalmente considero da sempre l’Alfa Romeo 4C una sorta di mosca bianca nel panorama automobilistico mondiale. Un’auto assolutamente unica nel suo genere. Una sportiva che sa esibire con orgoglio la sua inconfondibile italica bellezza, i suoi pregi, le sue contraddizioni e persino i suoi difetti. Per quanto mi riguarda la 4C è perfetta nella sua sublime imperfezione, perché interpreta con sapienza un antico spartito: quello delle sportive vecchia maniera, quello delle “bruciasemafori” old style.

Insomma lo avrete capito per me l’Alfa Romeo 4C è una sportiva con la S maiuscola. E poco importa se la perfezione non abita in quelle lamiere. Pazienza. L’ho detto e lo ripeto: perché è bella (e di questi tempi non è una qualità così scontata) e poi perché una volta calati nel suo abitacolo si capisce immediatamente che si ha a che fare con qualcosa che emana un fascino antico, unico e irripetibile. E che alla fine, credo, riesce a far innamorare quelli che, come il sottoscritto, hanno qualche primavera di troppo sulle spalle.

Il design è firmato dal Centro Stile Alfa, è una due posti secchi con motore centrale e trazione posteriore declinata nella duplice versione coupé e spider. La 4C è stata presentata in anteprima mondiale dapprima su internet, anticipando la première al Salone di Ginevra del 2013.

Le sue caratteristiche tecniche salienti parlano di un telaio monoscocca in fibra di carbonio, cui si associa un 4 cilindri sovralimentato di 1.750 cc a iniezione diretta e variatore di fase continuo per una potenza massima di 240 Cv (potenza specifica di 138 Cv/litro) e prestazioni all’altezza della situazione con una velocità massima di 258 km/h e un’accelerazione da 0 a 100 in 4,5 secondi. Quanto alla distribuzione dei pesi, il 40% è sull’asse anteriore, mentre il 60% è su quello posteriore. Non meno importante sottolineare che la 4C pesa a secco appena 895 kg: il che significa un rapporto peso/potenza inferiore ai 4 Kg/Cv.

Se ci riferiamo all’abitabilità la definizione due posti secchi non poteva essere più appropriata. Una volta calati nell’abitacolo, lo spazio vitale è ridotto al minimo indispensabile. E trovata la posizione di guida migliore, la visuale che si prospetta di fronte a voi è inconfondibilmente racing. Ci si trova a pochi centimetri dal suolo e nelle soste ai semafori anche chi guida una smart vi guarda dall’alto in basso. Poco male, anzi. E’ uno dei plus della 4C: è come sentirsi sempre al volante di un’auto da competizione. Quantomeno a livello emozionale.

Perché d’accordo che ne sono perdutamente innamorato, ma la 4C è sì veloce e reattiva come un puledro di razza, ma in termini assoluti le sue prestazioni sono allineate a quelle di molte altre sportive. Quasi sempre più docili, più mansuete ma altrettanto, se non ancor più, efficaci.

Ma allora cosa la rende così speciale? Beh, semplice. La 4C ti coinvolge, ti rapisce e ti porta in un’altra dimensione. E’ insopportabilmente rumorosa a ogni regime, il suo motore ansima, sbuffa, urla come un ossesso alle tue spalle. Il cambio a sei rapporti a doppia frizione, specie in modalità Dynamic, innesta le marce in modo sgarbato e senza particolare riguardo nei confronti della trasmissione. Così, la 4C acquista velocità in un lampo, o quasi. E si oltrepassano velocemente i limiti del buon senso, oltre che del codice stradale.

Inutile sottolineare che è rigida, forse anche troppo, e anche un normalissimo tombino può provocare noiosi scossoni al telaio. Eppure chilometro dopo chilometro questa Alfa ti entra nella pelle riportandoti al bel tempo che fu quando le vere auto sportive avevano cuore, anima e polmoni.

Auto che si guidavano più con il cuore che con la testa. E che alla fine sapevano farsi perdonare facilmente i difetti: perché sulla 4C, lo avrete capito, le note stonate non mancano. E tanto per fare un paio di esempi su questa Alfa si sono “dimenticati” di installare il servosterzo e ogni manovra in città si trasforma in un pesante esercizio di crossfit, mentre l’avantreno spesso ha reazioni inattese e poco gestibili. E poi, diciamola tutta, quell’hi-fi after market fine anni ‘90, tipo quelli con frontalino estraibile è davvero inguardabile.

Ma chissenefrega. Io, nonostante tutto una 4C l’acquisterei al volo senza pensarci un attimo. Possibilmente una coupé come quella che vedete in questo servizio. E alla fine, dopo aver rimosso la radio con frontalino annesso, avrei solo un dubbio sul colore: rossa o gialla?

Ogni test con l'Alfa Romeo 4C è una piacevole immersione in un mondo fatto di pura emozione. Un mondo di sapori antichi e di passione pura, quando le auto si guidavano più con il cuore che con la ragione. E ti facevano divertire


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